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Impagliazzo: Roma chieda scusa ai suoi poveri e ai rom

Radiovaticana, 19 dicembre 2014

di Francesca Sabatinelli

La “Michelin dei poveri” compie 25 anni. E’ stata presentata oggi l’edizione 2015 della guida della Comunità di Sant’Egidio “Dove mangiare, dormire, lavarsi” rivolta ai poveri di Roma, che raccoglie tutte le indicazioni necessarie a chi si trova in stato di difficoltà, italiani e stranieri.

Roma, i romani, ma soprattutto le istituzioni chiedano scusa per ciò che è accaduto a danno dei poveri. Marco Impagliazzo introduce la presentazione della guida aprendo sin dall’inizio il capitolo dell’inchiesta “Mafia Capitale”:

“Il primo modo per curare questa ferita è chiedere scusa per ciò che non è ancora stato fatto. Chiedere scusa a tanti poveri e a tanti Rom che hanno subito in questi anni uno sfruttamento della loro condizione da parte di alcune persone. Già nel 2010 io stesso, con la comunità di Sant’Egidio, denunciavamo alcuni sgomberi di campi Rom attrezzati nella città di Roma e trasferiti in campi più grandi, con uno spreco di risorse allucinante. Perché sgombrare campi attrezzati? E’ una domanda che noi stiamo facendo da quattro anni a tante stanze istituzionali, ma senza risposta. Dunque, io credo che noi dobbiamo chiedere “scusa” a queste persone, perché i fondi per aiutarle, per sostenerle c’erano, ma sono stati sperperati. Non siamo mai usciti, questo è il caso dei Rom, dal tema dell’emergenza, e quando il tema è l’emergenza non si fanno bandi adeguati, si dà l’incarico al primo che si presenta… Dietro l’emergenza si prendono troppe scorciatoie che hanno portato poi ai problemi che sono stati evidenziati dall’inchiesta della Procura di Roma”.

Impagliazzo invita il terzo settore ad una riflessione sulle vere motivazioni che spingono le persone a lavorare nel sociale, a capire quindi se esistano ancora o se piuttosto si parli ormai di un lavoro come un altro. E’ necessario inoltre  che la politica contrasti un pericoloso e dilagante pregiudizio:

“Purtroppo, si sta diffondendo un’idea: che la povertà porti con sé il degrado. Questa è una criminalizzazione dei poveri che non va fatta, che è ingiusta, perché al cuore dei nostri valori c’è il tema della solidarietà. Noi dobbiamo riprendere il discorso sulla difesa dei poveri. Oggi, invece una certa cultura politica ci parla di ‘difenderci’ dai poveri, che è esattamente l’opposto. Quello che va recuperata attraverso la gratuità, attraverso l’esempio di tante persone che fanno del bene, è l’idea che la povertà non è un degrado ma stimola, nella società, quei valori profondi – cito quello della solidarietà – che fanno il tessuto di una società e che è un tessuto che sta morendo, soprattutto nella nostra città di Roma e nelle sue periferie”.

La povertà assoluta nel Paese nel 2013 è aumentata di quasi due punti percentuali, coinvolge più di sei milioni di persone, in particolare famiglie numerose e composte da due persone anziane. A Roma sono in aumento i senza fissa dimora  e il flusso dei rifugiati provenienti dal Mediterraneo. Si moltiplicano quindi le richieste di aiuto e di sostegno.

“Non c’è un’inversione di tendenza: questo è il fatto nuovo. Sono dati molto allarmanti sui quali è importante riflettere e di fronte ai quali io vedo una sempre maggiore mobilitazione da parte di forze generose qui, a Roma, mobilitart certamente dalla predicazione di Papa Francesco sul tema delle periferie e dei poveri, ma ormai anche da un lavoro capillare che la comunità di Sant’Egidio e altre associazioni stanno svolgendo sul terreno, per mobilitare energie umane e risorse sul tema dei poveri e della povertà”.

La comunità di Sant’Egidio si fa quindi promotrice della richiesta di una costituente per Roma, che riunisca le forze politiche, economiche e sociali della città per aprire una riflessione sul futuro e sul ruolo della capitale.

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Rom, falso problema. Al centro la scuola

Avvenire, 8 aprile 2014

Si celebra oggi la Giornata internazionale dei popoli rom e sinti. È una celebrazione nata nel 1971 a Londra dove, per la prima volta, si svolse un raduno della piu numerosa minoranza del nostro continente.
Oggi, a più di quarant’anni di distanza da quell’evento, i rom e sinti nei 28 Paesi della UE sono stimati tra i 10 e i 12 milioni. In Italia sono circa 150mila, di cui la metà cittadini italiani e buona parte di Paesi comunitari come la Romania e la Bulgaria.
Va ricordato il dato più evidente: si tratta di una popolazione molto giovane. Il 35,7% dei rom e sinti che vive in Italia ha meno di 15 anni, mentre i loro coetanei in Europa raggiungono soltanto il 15%. C`è poi un altro dato che sfida tante categorie vecchie con cui li si guarda considerandoli nomadi: l`80% di loro sono ormai stabili. È dunque un errore affrontare la questione con le categorie del “nomadismo”. Rom e sinti chiedono stabilità.
È quello che l`Europa ha capito e cerca di trasmettere ai Paesi membri. La Commissione europea nel 2011 ha delineato i quattro assi portanti della politica del continente riguardo questi popoli: inserimento nel mondo del lavoro, politica di alloggi, accesso alle cure e all`istruzione. Sono assi di una politica di integrazione che tiene conto della realtà e non di stereotipi o antichi pregiudizi. L`integrazione appare l`unica strada per evitare fenomeni di antigitanismo nei popoli europei e di illegalità nei popoli rom e sinti. La prima integrazione deve partire dalla scuola poiché più di un terzo di questa minoranza è in età scolare. Eppure fa impressione il dato sulla frequenza scolastica. In Europa solo il 42% dei bambini rom e sinti completa la scuola primaria. I loro coetanei “gagé” raggiungono il 97,5%. Se poi si passa alla secondaria il dato è ancora più preoccupante: solo il 10% la completano. È dunque sulla scuola che bisogna lavorare.
In Italia sono iscritti a scuola solamente 11.400 rom e sinti: non certo un`invasione. È prioritario allargare questo numero. La scuola è il vero motore dell`integrazione soprattutto se riesce a favorire la frequenza scolasticaregolare. Ciò aiuta a prevenire il coinvolgimento dei bambini in attività di accattonaggio e in altre attività lavorative, educa alla convivenza fra diversi e favorisce quella continuità di contatti fra genitori e scuola che è indice di responsabilità. Il diritto alla scuola – come titola un programma di successo di inserimento scolastico della Comunità di Sant`Egidio – è il diritto al futuro.
Pochi giorni fa il Commissario europeo Viviane Reding ha affermato: «Sono avvenuti piccoli miracoli nel percorso di integrazione dei rom in alcuni Paesi europei». Sono parole incoraggianti, che si riferiscono a fatti concreti di cui sono protagonisti i rom e sinti, le istituzioni e il mondo associativo, da cui ripartire per non perdere la speranza di giungere alla piena integrazione.
Rom e i sinti continuano a rappresentare una “questione” nelle società occidentali, ma è un problema che eccede largamente la realtà oggettiva di una comunità piccola e marginale. Suscitano reazioni sproporzionate alla loro consistenza: poche migliaia in città di milioni di abitanti.
Se dovessimo stare alle cronache di molti giornali, la loro rilevanza (e pericolosità) sociale è per lo più limitata a espressioni di piccola delinquenza. Ma è un fatto che più frequentemente essi sono protagonisti, anche nelle cronache, di drammi umani, come la morte per incidenti o per freddo dei loro bambini ancora troppo estranei alla maggioranza del corpo sociale. Bisogna far crescere la partecipazione di questi popoli al loro riscatto sociale. Il fatto è che sappiamo molto poco chi sono i rom e i sinti, anche se essi vivono nelle nostre città e nei nostri Paesi da secoli. Quali e quante differenze tra loro che non vengono nemmeno prese in considerazione! La costruzione culturale e sociale europea soltanto a fatica riesce a fare i conti con questa minoranza. Di essa continuiamo a sapere molto poco e, di conseguenza, ad assumercene poco la responsabilità. Dalla giornata internazionale che si celebra oggi venga alla nostra cultura, che ha sempre avuto l`ambizione di indagare a fondo con visioni e prospettive ogni aspetto della storia, la spinta ad approfondire una riflessione pacata e intelligente su questi popoli che hanno bisogno di integrazione. È più possibile, di quanto pensiamo e facciamo, dare loro un futuro umano e dignitoso.

Marco Impagliazzo

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