Capovolgere l’onda. La crisi dell’adozione spia dell’attuale clima sociale

di Marco Impagliazzo su Avvenire del 23 gennaio 2019

C’era una volta un Paese più paterno e più materno. Come ci ha ricordato Luciano Moia su ‘Avvenire’ dell’11 gennaio 2019, l’Italia è stata una casa accogliente per migliaia di bambini giunti tra noi attraverso l’adozione internazionale, in una misura tra le più significative al mondo, seconda solo agli Stati Uniti. I piccoli divenuti nostri concittadini con l’adozione erano più di 3mila nel 2011. Ma oggi non è più così. La disponibilità delle famiglie adottanti è diminuita, come pure le cifre relative ai procedimenti posti in essere.

E nel 2018 solo 1.364 minori (un calo di oltre il 50% rispetto a sette anni prima) sono giunti nelle nostre città dagli istituti e dagli orfanotrofi all’estero. Molte le motivazioni addotte a spiegare questa contrazione. In una trasmissione di Radio 3 Rai, ‘Tutta la città ne parla’, qualche giorno fa, alcuni degli intervistati e molti ascoltatori insistevano sui costi economici di un’adozione internazionale, sulle lunghezze procedurali. Certo è però che il fenomeno non riguarda solo l’Italia, ma tutto l’Occidente, con cali percentuali persino superiori a quelli della Penisola. Pesa la progressiva chiusura di molti Paesi extraeuropei alla pratica dell’adozione, come pure il crescente ricorso alla fecondazione assistita.

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