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Impagliazzo: «Il Papa in Iraq, testimone di una fede in movimento»

da Roma Sette dell’8 marzo 2021

Si conclude oggi, 8 marzo, con l’arrivo all’aeroporto di Ciampino previsto alle 13, il viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq. Rispondendo all’appello del pontefice, che nei giorni precedenti alla partenza aveva invitato a pregare «perché questo viaggio possa svolgersi nel migliore dei modi e portare i frutti sperati», venerdì sera, 5 marzo, quando Francesco era da poche ore giunto a Baghdad, la Comunità di Sant’Egidio ha promosso una veglia di preghiera nella basilica di Santa Maria in Trastevere, trasmessa anche on-line.

«Desideriamo accompagnare il Papa in quello che è un viaggio di rilevanza storica per i cristiani e per tutti i credenti – ha spiegato, aprendo il momento di riflessione, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità – e insieme vogliamo pregare per la pace in Iraq, proprio in queste ore nelle quali il successore di Pietro incontra, consola e conforta tanti cristiani». Indicando la presenza in basilica anche di «alcuni amici iracheni, giunti a Roma grazie ai corridoi umanitari», il referente del movimento laicale ha spiegato come «questa sera, posta sull’altare, orienta il nostro sguardo e la nostra preghiera la stola di padre Ragheed Ganni». Il paramento liturgico del sacerdote iracheno ucciso il 3 giugno 2007 a Mosul, capoluogo del governatorato di Ninive che sorge sulla sponda occidentale del fiume Tigri, «è solitamente conservato nella chiesa romana di San Bartolomeo, intitolata ai nuovi martiri, coloro che hanno voluto e saputo testimoniare la loro fede fino alla morte», ha detto ancora Impagliazzo.

Commentando poi il brano biblico del profeta Ezechiele relativo alla visione delle ossa secche destinate a rivivere grazie all’opera dello Spirito di Dio, il presidente della Comunità di Sant’Egidio ha parlato di «una domanda di vita, in mezzo a tanta morte, affatto retorica, a cui è però impossibile rispondere da un punto di vista umano». Riferendo quindi il testo biblico all’attuale situazione irachena, Impagliazzo ha osservato che «con questo viaggio il Papa sta dando un principio di risposta alla domanda: “Potrà l’Iraq ritrovare la pace?”», riconoscendo «la grande missione affidata a Francesco, protetta dalla mano di Dio e illuminata per mezzo della Parola dallo Spirito Santo, che è speranza e guida, in un mondo che ha perso la strada».

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Terrore in Sri Lanka contro i costruttori di ponti. Mai ci abbiano in ostaggio

Uno dei modi di definire lo Sri Lanka è la “lacrima dell’India”. La sua particolare conformazione geografica lo fa assomigliare a una lacrima: quasi fosse scivolata dal viso della grande India. Paradossalmente oggi questa definizione rappresenta la sofferenza di migliaia di srilankesi – non importa a quale etnia appartengano perché tutte sono state colpite – e di stranieri che piangono i loro morti. La sofferenza delle centinaia di feriti si somma al dolore per le persone scomparse negli sconvolgenti attentati che hanno colpito tre città del Paese. È tutto il mondo a piangere con lo Sri Lanka, mentre una condanna unanime si leva da ogni popolo, governo e soprattutto da ogni religione.

Si sono voluti colpire ancora una volta i più inermi: le persone in preghiera nella grande festa di Pasqua, cuore della fede di ogni cristiano, e i turisti, che dopo lunghi tempi di guerra e di violenza, sono tornati recentemente in questo bellissimo Paese (sostenendone con la loro presenza l’economia e lo sviluppo). Il terrorismo ha colpito con il massimo della ferocia e con un’implacabile coordinazione: è risuonato in ogni dove l’urlo di una violenza cieca, che tutto vuole mettere a tacere, innanzitutto la speranza di un mondo in pace, dove sia possibile convivere tra persone di tradizioni e di fedi religiose diverse. Si può agire così solo se accecati dall’odio, che non ti fa vedere il volto delle donne che pregano di fronte alla statua di sant’Antonio, considerata miracolosa, nel santuario a Colombo, dei ragazzi stranieri che fanno colazione in un hotel prima di uscire per la gita, degli anziani pieni della gioia della festa di Pasqua che si recano alla Messa.

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Buoni maestri proprio ora. Contro chi indottrina all’odio

da Avvenire del 28 marzo 2018

di Marco Impagliazzo

La notizia dell’arresto a Foggia di Abdel Rahman è di particolare gravità. Questo 59enne egiziano, con cittadinanza italiana, predicava odio e fanatismo religioso, indottrinando bambini sul “martirio” e sulla necessità di praticare la violenza anche in forme molto cruente contro i “miscredenti”. Nonostante la sconfitta militare e politica di Isis/Daesh in Medio Oriente, la sua perversa e rozza ideologia jihadista può ancora fare molto male, come si è visto recentemente a Carcassonne o nel barbaro omicidio antisemita di Mireille Knoll, anziana scampata alla Shoah. Essa continua a far presa su una generazione di giovani e giovanissimi europei di seconda o terza generazione dall’identità incerta, fragili e spavaldi al tempo stesso.

Rassicura certamente il buon funzionamento nel nostro Paese dei sistemi di prevenzione, di controllo e di vigilanza sul territorio, che anche in questa occasione sono intervenuti con tempestività. Di fronte alla sicurezza dei cittadini non bisogna mai abbassare la guardia. Tuttavia non basta. Significativamente il nome in codice dato all’operazione è “bad teacher”, cioè “cattivo maestro” e il pubblico ministero che l’ha coordinata ha detto: «Forse dietro a ogni kamikaze c’è un cattivo maestro».

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Oltre Bataclan. Un anno dopo: vie di fede e di pace.

Avvenire del 15 novembre 2016

di Marco Impagliazzo

Un anno fa un commando jihadista fece strage al teatro Bataclan, a Parigi. L’attacco ha inaugurato una stagione in cui l’Europa occidentale è ridivenuta scenario di atti terroristici e ha fatto emergere il problema della radicalizzazione dei giovani musulmani. Dopo il Bataclan, Bruxelles, Nizza, Rouen, la Germania.

Nell’ultimo anno la convivenza tra uomini e donne di fedi diverse è sembrata più difficile. Ma se tanti hanno parlato di muri da erigere, tanti altri hanno lavorato per costruire ponti di rispetto e di dialogo. La Chiesa di Francia ha brillato per dignità e ricerca di vie di incontro. Per questo triste anniversario i vescovi francesi hanno scritto tra l’altro: «Preghiamo perché i nostri concittadini musulmani possano essere pienamente attori della nostra unità nazionale e perché tutti i cittadini crescano nella stima reciproca e nella ricerca del bene comune».

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Papa Francesco, la pace di Assisi e la guerra globale: è il tempo del «noi»

Avvenire, 5 ottobre 2016

di Marco Impagliazzo

Il nostro tempo conosce un’evidente accelerazione della storia: il disordine globale, il terrorismo, la tumultuosa crescita dell’Asia, l’interconnessione crescente delle informazioni e dei trasporti, la crescita delle migrazioni, la sfida climatica… Un mondo nuovo si profila all’orizzonte, ma non abbiamo ancora imparato a collocarci in esso, a comprenderlo pienamente e a padroneggiarlo. Quest’avventura che ci è toccata in sorte necessita di una nuova grammatica, di una bussola che ci orienti.

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