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Caro Salvini, andiamo avanti sui corridoi umanitari. Parla il presidente di Sant’Egidio

da Formiche del 7 luglio 2018

di Francesco Bechis 

Intervista a Marco Impagliazzo. Il presidente della Comunità di Sant’Egidio si dice soddisfatto delle rassicurazioni del ministro dell’Interno e spiega come e perché si può e deve estendere l’esperimento dei corridoi umanitari

Entrare in Europa in aereo, senza affidarsi a viaggi della speranza che si trasformano puntualmente in una colonna funebre. E poi iniziare un percorso di integrazione sul territorio, nel rispetto delle leggi e la cultura del Paese ospitante, grazie alla solidarietà di volontari, famiglie, parrocchie. È questo il fine ultimo dei corridoi umanitari, il progetto pilota portato avanti già da alcuni anni dalla Comunità di Sant’Egidio grazie a un protocollo di intesa con il governo italiano, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese. Dal 2016 sono 1600 i rifugiati siriani che hanno trovato una via di ingresso sicura in Europa grazie ai corridoi. Numeri irrisori, certo, se confrontati con le dimensioni della crisi migratoria che non è certo confinata a chi scappa dalla guerra. Se il supporto delle istituzioni passa dalle parole ai fatti però non è impossibile espandere su larga scala l’esperimento. Offrendo ai rifugiati una soluzione, fra le tante, per non finire il loro viaggio sui fondali del Mediterraneo. Angela Merkel ed Emmanuel Macron, fra gli altri, hanno già benedetto l’iniziativa incontrando il fondatore della Comunità Andrea Riccardi.

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