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Con parole e opere. La svolta vista e chiesta dal Papa

da Avvenire del 17 ottobre 2017

di Marco Impagliazzo

Il primo atto della visita alla Fao del Papa è stato sostare di fronte a una scultura in marmo, opera dell’artista Luigi Prevedel e dono dello stesso Francesco all’organizzazione internazionale: raffigura Aylan, il piccolo profugo siriano annegato di fronte alle coste turche. Un’immagine che scosse profondamente l’opinione pubblica mondiale e aprì a un tempo di commozione e accoglienza. Ma, dopo appena due anni, quella stagione sembra in parte essersi chiusa. Lo mostrano anche certi risultati elettorali, che riflettono sempre più una mentalità che si nutre di paura e che fa della chiusura la proposta più semplice da comunicare. Il discorso pubblico sui migranti sembra essersi irrigidito e spesso anche involgarito. Il piccolo angelo, che nell’opera è raffigurato mentre piange accanto al profilo inerte di quel profugo bambino è la nostra stessa umanità, incredula, sgomenta, straziata per la morte di ogni senso di fraternità e misericordia.

Il Papa vive la tragedia del nostro tempo come una sfida posta contestualmente alla coscienza di ogni credente e a quella di ogni essere umano, perché il cuore e l’intelligenza non soccombano al sonno della ragione e della pietà.+

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