I vaccini e le morti che non contiamo

Avvenire, 7 novembre 2015

di Marco Impagliazzo

Aleppo, intervista ad Andrea Riccardi: devono stringersi le mani

Il fondatore di Sant`Egidio: «Ignorato dalla diplomazia il mio appello per la città. Perdite irrimediabili da questa guerra che pagheremo tutti: ora torniamo a mobilitarci»

Per Aleppo, nonostante l`appello lanciato oltre un anno fa, c`è stato un «disinteresse colpevole perché si sarebbe potuto fare di più», afferma Andrea Riccardi. «Quando si fa la pace – afferma il fondatore della Comunità di Sant`Egidio – si trovano sempre le mani sporche di sangue, ma ora si deve far sì che quelle mani si incontrino e si stringano».

Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo un milione e mezzo di bambini muore per malattie che si potrebbero evitare grazie a vaccini già in commercio. Un bambino su cinque, nel pianeta, non riceve le vaccinazioni di routine. Eppure nel mondo occidentale – se ne è parlato molto nei giorni scorsi a proposito del nostro Paese – si registra una crescente resistenza all’uso di tali presìdi. Prevalgono diffidenze, noncuranze, parole d’ordine preoccupate e preoccupanti. Nel 2014 le vaccinazioni contro la polio, il tetano, la difterite, la pertosse sono scese sotto la soglia di sicurezza del 95% della popolazione, quella soglia, detta ‘di gregge’, che garantisce la copertura anche di chi non è vaccinato. Ma ancor meno praticate sono le immunizzazioni per il morbillo, ormai fra l’80 e l’85%, o per l’influenza stagionale, che si assesta intorno al 50%. Il calo delle vaccinazioni è collegabile con il rafforzarsi di un’opinione pubblica in genere di cultura e redditi medio-alti, che ama l’informazione fai-da-te su internet, contesta la reale efficacia dei vaccini e rivendica il diritto alla libertà per quanto riguarda la salute propria e dei figli. Ma – occorre ripeterlo – non vaccinarsi fa male. E non solo a chi difende la propria libertà di non immunizzarsi. Bensì a tutti. Un esempio dei pericoli legati a questo tipo di situazioni è costituito dall’epidemia di polio scoppiata in Albania nel 1996. Un evento iniziato con casi circoscritti tra bambini non vaccinati, ma ben presto allargatosi agli adulti, causando ben 138 malattie conclamate, e spesso invalidanti, e 16 morti. Ma non è questione solo di storie albanesi. Tutto questo riguarda anche l’Italia.

Partiamo dagli anziani. L’inverno 2014/15 è stato testimone del cosiddetto caso ‘Fluad’, cui venivano imputate 13 morti (fatto poi smentito dalla Commissione d’inchiesta dell’Ema, l’Ente europeo del farmaco). Il clamore intorno a tale vicenda ha fatto sì che la percentuale di vaccinati tra gli over 65 si abbassasse dal 54% al 46% nel periodo considerato. La conseguenza è che si sono avute alcune centinaia di morti in più. Senza contare l’incremento dei casi d’influenza, il sovraffollamento dei reparti di Pronto Soccorso, l’aumento dei ricoveri per le complicanze dell’influenza. Con i costi economici relativi.

Arriviamo ai bambini. «Perché una bambina di quaranta giorni muore di una malattia che era di fatto scomparsa?», si è chiesta alla Camera il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, citando il recente caso della neonata morta di pertosse a Bologna. La diminuzione delle coperture vaccinali ha finito per scaricarsi su una bimba troppo piccola per essere immunizzata. Va contestata, e strenuamente, la disinformazione che circola sul tema. Tutti possono essere vittime della mancata vaccinazione.

Occorre lavorare nella sanità di base, sui mezzi d’informazione, nella scuola. Per ricordare che i vaccini sono un utile strumento di prevenzione e non un problema, uno scudo e non un’arma impropria, che i rischi connessi alla loro somministrazione sono così bassi che risultano assai più pericolose molte altre attività. Ma anche per contestare alcune idee che si fanno strada. Quella, ad esempio, che la salute sia qualcosa che riguarda me, e me soltanto, in piena consonanza con un individualismo di fondo che ci vede attori solitari che interagiscono, se vogliono, con altri attori solitari. Ma la sanità è pubblica, non individuale. E in nessun campo come in quello sanitario è vero che non ci salva da soli, ma tutti insieme. Una crisi di fiducia affligge le nostre società. È esperienza quotidiana per i medici ricevere da parte dei loro pazienti liste di analisi da prescrivere, con un’inversione assai singolare del ruolo tra curante e assistito.

La crisi di fiducia potrebbe diventare presto crisi della ragione, cedimento a un sentimento confuso e spaesato in cui fonti scientifiche e passaparola sono messe sullo stesso piano, in cui affermazioni prive di riscontri divengono dogmi da difendere con un accanimento degno di miglior causa. In un mondo complesso, in cui lo spaesamento è ormai di casa, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che esso prenda piede anche in campo sanitario. Vaccinare i nostri figli è sempre necessario e vitale anche nel XXI secolo.