L’ONU: Efficace tavolo globale. Per un minimo comune denominatore necessario perché i popoli vivano insieme in pace sul pianeta

di Marco Impagliazzo su Vita Pastorale, 2 gennaio 2020

Le Nazioni Unite compiono 75 anni. Non hanno però potuto festeggiare questa ricorrenza come avrebbero voluto a causa del Covid-19. L`Assemblea generale 2020 è stata la prima della storia a non svolgersi in presenza ma on line. Le sale e i corridoi del Palazzo di vetro sono rimasti vuoti e silenziosi: niente incontri, né cortesi dissensi, né accordi sottobanco o strette di mano inconsuete. Eppure, la vera caratteristica dell’annuale incrociarsi a New York era proprio il fatto di potersi guardare tutti negli occhi.

Per la maggioranza dei 193 Paesi l’Onu resta il solo spazio reale in cui vedersi con chi conta: i leader o i ministri delle potenze globali e regionali. Per capire la peculiarità delle Nazioni Unite occorre mettersi al posto dei numerosissimi Stati piccoli e medi, meno ricchi e meno influenti, quelli che raramente sono protagonisti e che ricevono pochi inviti internazionali. All’Onu è diverso: tutti ricevono la medesima attenzione, hanno diritto allo stesso spazio in termini di tempi di parola e di voto in assemblea.

L’Onu rappresenta l’unico posto al mondo in cui il loro voto conta qualcosa. Il 75° dell’organizzazione ci ricorda anche un`altra cosa: a New York ci sono tutti, senza esclusione. Normalmente nello svolgersi della politica estera, gli Stati decidono chi frequentare e chi no.

Alle Nazioni Unite, invece ci sono tutti e ogni Paese si incontra, anche con chi considera avversario. Questo fatto rappresenta un messaggio e un’opportunità: da un lato afferma che la convivenza deve rimanere sempre possibile, malgrado i dissensi e le differenze; dall`altro offre a chi non si parla la possibilità di farlo senza che ciò divenga un cedimento. Che poi l`Onu abbia bisogno di una riforma, specie per il budget eccessivo e la questione irrisolta dell’eccessivo ruolo dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza, questo è ormai patrimonio comune. In questo senso è auspicabile una riforma delle Nazioni Unite che dia voce veramente anche ai Paesi più piccoli, ai Paesi più poveri, quelli che soffrono dell`esclusione sociale ed economica.

Eppure – va detto con chiarezza – se non ci fossero le Nazioni Unite, il mondo sarebbe peggiore: il multilateralismo ha un suo ruolo determinante. Non è un caso che da Paolo VI in poi, i Papi si siano rivolti proprio all’Assemblea generale considerandola un podio globale da cui parlare in favore della pace e del dialogo. Per la Santa Sede l’Onu resta, come disse papa Francesco cinque anni fa, la risposta imprescindibile alle grandi crisi del mondo contemporaneo.

In questa 75a Assemblea generale dell`Onu, il segretario generale Antonio Guterres ha lanciato un appello a salvare il multilateralismo affermando che «oggi abbiamo un surplus di sfide multilaterali e un deficit di soluzioni multilaterali». A causa della pandemia, il foro principale del multilateralismo non ha potuto giocare pienamente il suo ruolo proprio quando ce n`era più bisogno. Nel corso degli ultimi anni il dialogo globale sembra aver perso colpi: dalla desistenza Usa al consenso ottenuto sul clima a Parigi con la Cop 21, all’scita degli Usa dall’Organizzazione mondiale della sanità proprio nell`anno del Covid-19.

Quest’anno il segretario generale Guterres ha molto insistito sul programma Covax, allo scopo di creare quel tasso di solidarietà collettiva necessario affinché il vaccino sia, se non prodotto, almeno distribuito equamente dappertutto nel mondo. Le Nazioni Unite sono l`unico foro mondiale capace di mettere a fuoco e influire su temi globali come questo: se a New York si decide collettivamente sulla distribuzione del vaccino, ad esempio, sarà più difficile per gli Stati ricchi applicare una politica restrittiva o egoista, così come sarà anche più arduo per le imprese farmaceutiche private concentrarsi solo sui propri guadagni.

Il 75° delle Nazioni Unite ricorda quanto sia importante mantenere un efficace tavolo globale in cui ognuno abbia un suo posto e in cui si possa dibattere delle questioni che coinvolgono tutti. Dall`ambiente alle risorse rinnovabili, dalla lotta contro le pandemie all`educazione per tutti, dal lavoro decente ai diritti: tanti sono i temi sensibili su cui New York può mettere in campo un difficile ma crescente processo unitivo che crei quel minimo comun denominatore necessario per vivere insieme in pace sul pianeta. È noto che molti leader mondiali sono oggi degli unilateralisti anche se si appellano all`Onu quando pare loro opportuno. In questi ultimi vent`anni gran parte della politica mondiale si è svolta come se il consenso di non scatenare guerre in prima persona, e di non alimentarne, fosse tramontato, mandando all’aria decenni di costruzione del sistema di sicurezza collettiva.

Di conseguenza la pace ha perso in popolarità e il conflitto è stato considerato sempre più come un fenomeno naturale. Ma il paradosso è che il pianeta è divenuto anche sempre più multipolare e multidimensionale. Avremo quindi sempre più bisogno di momenti di incontro aperti, generali e senza esclusioni per risolvere i problemi. Per continuare a svolgere il suo ruolo, l`Onu si può rivelare lo snodo indispensabile nel risolvere i molteplici contenziosi internazionali o nello stringere accordi sul futuro.

La riunione dei popoli ci dice che la pace è sempre possibile e che si può operare ragionevolmente per raggiungerla o preservarla laddove è a rischio. La società civile internazionale e le sue innumerevoli organizzazioni e associazioni, sono un alleato prezioso delle Nazioni Unite, come mostrala loro azione in favore degli ultimi e dei sofferenti.