I mali, la crisi e il gemito della città. Solo la solidarietà può salvare Roma

di Marco Impagliazzo su Avvenire del 5 luglio 2019

Papa Francesco ha recentemente detto, parlando di Roma: «Lasciamoci portare in mezzo al cuore della città per ascoltarne il grido, il gemito». C’è un lamento che sale dai Sette Colli e dalla loro immensa periferia; c’è una ferita aperta in quel corpo unico, fatto di monumenti, parchi, strade, case, del vissuto concreto di milioni di uomini, donne, bambini. Non pensate tanto alle carenze o agli errori di questa o quella Amministrazione, quanto piuttosto a un clima che si respira, certamente indotto da scelte che calano dall’alto, ma soprattutto conseguenza degli umori e degli atteggiamenti che muovono dal basso. La città è un libro difficile da leggere. Ma certo il corpo sociale è provato: i quadri tradizionali del vivere insieme si sono quasi dissolti, uomini e donne spaesati non hanno punti di riferimento, un tratto aggressivo sostituisce quello bonario di una volta. Sembra di cogliere una stanchezza, uno sfinimento, un avvilimento generali. Che si fanno rassegnazione o rabbia, su un orizzonte strettamente individuale.

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