Scattiamo oltre l’ital-vittimismo. L’analisi del Censis, i punti di ripartenza

di Marco Impagliazzo su Avvenire del 13 dicembre 2019

È utile tornare sul Rapporto Censis 2019, dossier che ci aiuta a leggere l’evoluzione del nostro Paese. Di fronte alla crisi economica, ma non solo, di questi anni gli italiani – come ha sottolineato su “Avvenire” Alessia Guerrieri – hanno messo in campo «una risposta individuale». È a tutti evidente che tra gli italiani, incerti sul futuro, delusi dalla politica, consapevoli della crisi demografica, intossicati dalle percezioni che diventano verità sui social e sui mass media, presi da un’ansia spesso senza nome, si è rafforzata l’antica tendenza a guardare al proprio “particulare”, a puntare – per usare le parole del Rapporto – alla «solitaria difesa di se stessi».

L’Italia del 2019 appare sfiduciata sulla possibilità di un miglioramento per sé e per la società nel suo complesso: «Il 69% degli italiani è convinto che la mobilità sociale sia bloccata». Secondo il 74% «l’economia continuerà a oscillare tra mini-crescita e stagnazione», mentre il restante 26% è certo che sia in arrivo «una nuova recessione». Davanti a un tale scenario, forte è la tentazione di contare solo «sulle proprie forze», di architettare «stratagemmi individuali per difendersi dalla scomparsa del futuro». Eppure, una tale narrazione non spiega del tutto alcuni dati in controtendenza. E non mi riferisco soltanto alle «piastre di sostegno» e ai «muretti di pietra a secco» che, per il Rapporto, permettono di puntellare il terreno del benessere e preservare la tenuta della convivenza sociale.

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