La gratuità fa crescere l’amicizia e umanizza il mondo

30 luglio: Giornata Mondiale dell’amicizia

La gratuità è un’espressione decisiva dell’amicizia e allo stesso tempo un investimento per la società. La scelta di operare nella storia a partire dall’amicizia è la sapienza che i cristiani hanno cercato di offrire alla vita delle società in ogni tempo. Questo modo di operare è frutto di una convinzione di fondo: l’amicizia è gratuità indispensabile al mondo. È la sostanza del vero umanesimo. Ha quindi una sua forza “politica”. Riesce a immettere nella storia umana un lievito efficace perché la convivenza tra gli uomini sia fermentata in maniera congeniale alla dignità di tutti, alla pace e alla giustizia. Del resto, il problema centrale nella vita di molti di noi oggi è la mancanza di amore.

Lo diceva bene Madre Teresa: “La peggiore malattia dell’Occidente oggi non è la tubercolosi o la lebbra, ma il non sentirsi amati e desiderati, il sentirsi abbandonati. La medicina può guarire le malattie del corpo, ma l’unica cura per la solitudine, la delle città cresce l’erba amara dell’individualismo. La difesa di se stessi e del proprio spazio diviene la prima e spesso unica preoccupazione. Ma questo rende tutti più tristi e più violenti. E si spegne il sogno di un mondo più solidale e più giusto. È raro trovare chi si preoccupa veramente degli altri, chi ha la visione del bene comune prima che del bene personale.

La società si sgretola in favore degli interessi individuali, delle pulsioni personali da soddisfare subito e a qualsiasi prezzo. Privi amicizia e di amore, protezione, siamo divenuti tutti più deboli, come orfani. È da questa radicale solitudine che derivano sia l’angoscia l’infelicità che dell’uomo e della donna di oggi. Siamo in un mondo dominato dalle leggi della finanza e dell’economia. Leggi che spesso restano oscure ai più. Cosa si può fare per trovare una via umana, dove l’uomo e la donna possono ancora contare con le loro scelte e le loro decisioni, disperazione e la mancanza di prospettive, è l’amore. Vi sono numerose persone al mondo che muoiono perché non hanno neppure un pezzo di pane, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza di amore”.

“vivere il gratuito è un presidio di umanità in mezzo a un mondo travolto dal turbine”

In effetti viviamo in una società di orfani, senza né madri né padri, ciascuno avviluppato al proprio destino individuale. Dal deserto di amore e di amicizia 10 sul loro futuro e sul futuro del mondo? Henri Bergson, fin dal 1932 in Le due sorgenti della morale e della religione, impressionato del potere crescente della scienza e dell’economia, scriveva: “Ora, in questo corpo, smisuratamente ingrandito, l’anima resta ciò che era: troppo piccola per riempirlo, troppo debole per guidarlo… occorre aggiungere che il corpo cresciuto attende un supplemento d’anima”. Ciò che spesso manca al nostro mondo ricco, sviluppato, proiettato verso il futuro è proprio un supplemento d’anima. Da dove trarre questo supplemento d’anima allora? Una risposta è nella gratuità.

Essa non si pone sul piano dell’atto unilaterale del donante senza avere alcuna prospettiva, insomma, una sorta di gesto buono ma come un “vuoto a perdere”. La gratuità senza dubbio non richiede la reciprocità, né il contraccambio, ma non in qualsiasi modo. La reciprocità e quindi il dono, sebbene non esigano una risposta immediata sul piano del do ut des, tuttavia intendono però operare all’interno della storia, incidere nei rapporti tra le persone in maniera opposta alla logica mercatista dello scambio. Chi dona gratuitamente agisce in vista della costruzione di una società nuova, più fraterna, appunto non mercatista. La gratuità quindi e il dono escludono l’interesse egocentrico dell’utilitarismo personale o di gruppo, ma nello stesso tendono – e con decisione – a edificare una società nella quale i rapporti di solidarietà sono al primo posto, molto prima del proprio interesse individuale o di gruppo. Tale prospettiva non è astratta, è molto concreta e immette nella società una energia nuova che la fermenta in senso solidaristico.

La cultura del gratuito reintroduce l’umano nel cuore della vita degli uomini e delle donne del nostro tempo. Ridona lo spazio alla pietas e alla percezione di un destino comune. La gratuità risponde all’esigenza di verità, perché rende tutti più vicini, inseriti in una storia comune. Libera l’uomo di oggi dal sentimento di estraneità all’altro, di paura e di diffidenza. Mostra la comunanza di destini e indica un futuro assieme. Emancipa dalla solitudine delle proprie sofferenze (vere o presunte che siano) e crea un sentimento più largo. Ricrea quell’umanesimo di cui abbiamo bisogno. Paolo VI nell’Enciclica Populorum progressio scriveva: “È un umanesimo planetario che occorre promuovere. Che vuol dire tutto ciò, se non lo sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini? Non v’è dunque umanesimo vero se non aperto verso l’Assoluto”. In molte parti del mondo assistiamo alla crisi di una cultura umanistica. Occorre reagire. In questo senso vivere il gratuito è un presidio di umanità in mezzo a un mondo travolto dal turbine, un presidio di pace in mezzo alla gente e tra le nazioni. L’uomo e la donna europei spesso sono bloccati da una vita vissuta per se stessi. Per questo conoscono poco la felicità. La felicità non esiste senza generosità.

Sì, la felicità non esiste senza generosità. E il nostro mondo del Nord è un mondo con tanti tratti di infelicità. In fondo gli europei hanno paura di perdere qualcosa, il loro mondo, il loro benessere. Lo si vede nei confronti dell’Altro, specie verso chi è più vulnerabile o vive difficoltà. Gli europei non hanno solo paura degli altri che vengono da fuori. Hanno paura anche di fronte a chi di loro soffre per malattia, vecchiaia, disabilità. Ecco perché la gratuità è un investimento per le nostre società, a tutte le latitudini. La gratuità fa crescere l’amicizia e umanizza il mondo.

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