Dalla politica una nuova idea di mondo

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di Marco Impagliazzo su La Nuova Sardegna del 28 novembre 2021

In recente volume, numero speciale della rivista “Attualità Pedagogiche”, a cura di Luciano Violante, Pietrangelo Buttafuoco ed Emiliana Mannese, “Pedagogia e Politica. Costruire comunità pensantii”, approccia il tema di un possibile “umanesimo planetario” – quasi un parallelo “laico” dell’enciclica Fratelli tutti -, cultura da costruire per il nostro futuro.
Viviamo sempre più un tempo di interdipendenza. E siamo “nella stessa barca” non soltanto a causa della pandemia. Sfida climatica, emergenza sanitaria, crisi migratoria disegnano uno scenario in cui o ci si muove con un orientamento comune o si rischia di aprire pericolose falle nella chiglia dell’umanità. In che modo creare maggiore consapevolezza di tutto questo? Quale spirito infondere a un tempo liquido e spaesato? Pedagogia (in senso lato) e politica (anche qui nell’accezione più larga possibile) possono spalleggiarsi per dare vita a una civiltà che si nutra di apertura e simpatia (nel senso etimologico del termine), di orizzonti larghi e solidarietà condivisa, all’insegna di un nuovo umanesimo.
Il volume (che viene presentato domani, ore 16, a Roma in un dibattito tra Enrico Letta e Giorgia Meloni al Boscolo Circo Massimo) raccoglie saggi, suggestioni, interviste, opera di studiosi, intellettuali, uomini delle istituzioni, della formazione e dei media, che analizzano sotto una pluralità di punti di vista il rapporto tra pedagogia e politica, appunto, e propongono una strada comune a discipline che sono spesso viste come soggetti a se stanti.
Percorrere sentieri condivisi è una necessità, perché, sottolinea Violante nel volume, si sono prodotti «effetti di scomposizione delle comunità e di moltiplicazione delle solitudini». L’emersione di tale tema, acuito dalla pandemia e posto all’attenzione del mondo politico e del dibattito contemporaneo dalla creazione di un “Ministero della solitudine” in Gran Bretagna, è cruciale.
Questo è il “secolo della solitudine”, come ha scritto l’economista e saggista inglese Noreena Hertz. Si è sempre più soli, la società è sempre più “contactless”, mediata dai “social”; si soffre la perdita di senso di comunità e aggregazione. Tutto questo ha un impatto tanto sulla costruzione di un’identità comune (compito, tra l’altro, della pedagogia), quanto sulla politica. È evidente, per esempio, il legame tra solitudine e populismi. E allora le solitudini interrogano la pedagogia e la politica, le spingono a trasformarsi, a offrire un’alternativa alla crisi dei legami. «La politica e la pedagogia devono comunicare un’dea del mondo», ricorda Violante.
E il mondo è un luogo complesso, e fragile, ammoniscono Ceruti e Bellusci: «L’umanità, per la prima volta nella sua storia, si trova in certo senso obbligata a uscire dal paradigma dei “giochi a somma nulla” per generare un paradigma dei “giochi a somma positiva”. […] Occorre che la politica si innalzi al livello di questa complessità». La politica è chiamata ad accettare la sfida della complessità, il fatto di essere “tutti sulla stessa barca”, trasformando una globalizzazione creata dal mercato e dalla tecnologia in una globalizzazione umana. 

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