In un tempo segnato da conflitti, polarizzazioni e profonde trasformazioni sociali, la riflessione storica diventa uno strumento prezioso per comprendere il presente e orientare il futuro. In questa intervista, Marco Impagliazzo – professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Roma Tre e presidente della Comunità di Sant’Egidio offre una lettura lucida e appassionata del primo anno di pontificato di Papa Leone XIV, intrecciando memoria storica e sfide attuali.
Dalla centralità della pace al ruolo del dialogo in un mondo frammentato, fino all’attenzione verso i poveri e le periferie globali, emerge il profilo di una Chiesa chiamata a costruire ponti e a contrastare la cultura dello scontro. Le parole del pontefice, fin dall’inizio del suo ministero, indicano infatti una direzione chiara: “costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro`: Attraverso lo sguardo di uno storico e uomo di pace, questa conversazione ci accompagna dentro le continuità e le novità di un pontificato che si misura con le grandi questioni del nostro tempo: guerra e riconciliazione, giustizia sociale, sinodalità e crisi delle democrazie. Un’analisi che invita non solo a comprendere, ma anche a interrogarsi sul ruolo che ciascuno può avere nella costruzione di un futuro più umano.
A un anno dall’elezione di Papa Leone XIV, quale profilo di pontificato sta emergendo?
«Ogni papa eredita un cammino e vi imprime un accento personale. Così Leone XIV si muove in continuità con il pontificato di papa Francesco, soprattutto sulla centralità della pace e dei poveri. Fin dalle prime parole, con cui un anno fa si è presentato dalla loggia della basilica di San Pietro: “Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace”. Cìè poi un ponte verso i migranti e verso il Mediterraneo, che Prevost desidera costruire in continuità con Bergoglio: non è un caso che il 4 luglio Leone si recherà a Lampedusa, isola simbolo del dramma dell’immigrazione, da dove 13 anni fa Francesco, all’inizio del suo pontificato, aveva ammonito il Nord del mondo per l’indifferenza verso chi fugge da guerre, povertà e dagli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici».
Nel suo primo anno il tema della pace è tornato con forza. Quale contributo concreto può offrire oggi la Santa Sede in un mondo attraversato da guerre e frammentazioni?
«Il dialogo è la proposta della Chiesa a un mondo in guerra, ma anche a società sempre più polarizzate, in cui tutti urlano contro gli altri senza ascoltarsi. Leone XIV ha molto insistito sui pericoli della polarizzazione nel Rosario per la pace a San Pietro, lo scorso 11 aprile, in cui ha invitato a “credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica” e ha definito la Chiesa “un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo”. Prevost raccoglie e rilancia l’esperienza di umanità dei papi del ‘900: da Pio XII (Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra), a Giovanni XXIII (Dalla pace tutti traggono vantaggi), da Paolo VI (Mai più la guerra) a Giovanni Paolo II (La guerra è un’avventura senza ritorno)».
La parola sinodalità è entrata stabilmente nel lessico ecclesiale. Come giudica i primi passi di Leone su questo terreno?
«Il pontificato di Leone raccoglie l’eredità del Concilio Vaticano II che resta la bussola decisiva per la Chiesa del nostro tempo. E la sinodalità ne è un aspetto importante, che papa Leone non vuole lasciar cadere. Ricordo l’immagine eloquente che ha usato all’inizio del suo pontificato: “andiamo avanti uniti mano nella mano con Dio e tra di noi”. Il sinodo è proprio questo: andare avanti insieme. Alla fine di giugno il papa ha convocato un concistoro straordinario ed è assai significativo l’invito che ha fatto ai cardinali di meditare e confrontarsi sull’Evangelii Gaudium, il testo programmatico di papa Francesco, che solo in parte è stato recepito per la resistenza al cambiamento da parte di alcuni ambienti ecclesiali».
L’attenzione ai poveri e alle periferie è parte integrante del Vangelo e del magistero recente. Quali segni ha colto, in questo primo anno, su giustizia sociale e prossimità agli ultimi?
«Ho seguito con grande interesse il recente pellegrinaggio di Leone XIV in Africa. Il papa ha posto al centro dell’attenzione della Chiesa e del mondo questo continente giovane e per eccellenza “periferico; che riassume in sé le ferite e le attese di tutti i popoli: le guerre, le disuguaglianze sociali, la devastazione dell’ambiente e la corruzione che avvelena le società. In Camerun ha indicato ai giovani il modello del beato Floribert Bwana Chui, giovane martire congolese della Comunità di Sant’Egidio, ucciso per essersi opposto alla corruzione. Nel corso del lungo pellegrinaggio africano, ha compiuto visite memorabili, come quella nell’istituto di anziani a Saurimo, in Angola, e nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale, lanciando il messaggio che i poveri sono “la luce del mondo”, come ha affermato nella cattedrale di Bamenda, in Camerun».
Se dovesse indicare la sfida principale che attende questo pontificato nei prossimi anni, quale individuerebbe?
«La prospettiva di Leone XIV è quella di una Chiesa in uscita, che comunica il Vangelo a società smarrite e frammentate. E non teme la sfida della “teologia della prosperità”,un fenomeno diffuso a livello globale, dagli Stati Uniti all’`Asia, all’Africa e all’America latina, in sintonia con la globalizzazione neoliberista. Questa ideologia, che esalta la violenza come strumento per risolvere i conflitti, è emblematica di un cambiamento culturale e spirituale: il passaggio dal “noi” all'”io”, che si riflette, tra l’altro, nella riduzione della democrazia a scontro e nell’aggressività dei social media. La smania di potere e la ricerca del successo economico hanno portato, nei rapporti sociali, a una competizione infinita e, in quelli internazionali, alla guerra, che come ha ricordato Leone, nel Principato di Monaco, è “frutto dell’idolatria del potere e del denaro”»
Intervista a Marco Impagliazzo: La logica della pace, per la Chiesa di oggi
Papa Leone raccoglie l'eredità del Concilio Vaticano II, bussola per la Chiesa del nostro tempo: «Camminiamo uniti»
di Redazione pubblicato il 07/05/2026 su Il Settimanale - Diocesi di Como
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