L’Europa riscopra la sua anima e sia continente che non ha nemici

L’appello dei presidenti di quattro Conferenze episcopali: il riarmo non è la risposta alla crisi

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presidenti di quattro Conferenze episcopali europee hanno scritto: «Viviamo in un mondo lacerato. L’ordine internazionale è minacciato». La Chiesa del Vecchio continente – con i vescovi Aveline (Francia), Bätzing (Germania), Wojda (Polonia), Zuppi (Italia) – è consapevole dei grandi mutamenti geopolitici che vive il pianeta. Certo, non è la sola. Di tale “cambiamento d’epoca” hanno parlato il premier canadese Carney («Siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione»), il segretario di Stato americano Rubio («Viviamo in una nuova era») e, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il cancelliere Merz («Un ordine internazionale basato sulle regole non esiste più»). Tutti concordi.

Ma le prospettive sono molto diverse. Il cancelliere parte dalla constatazione della fine dell’ordine unipolare e dalla “frattura” apertasi tra le due sponde dell’Atlantico per deprecare il ritardo e i limiti con cui l’Europa pensa alla propria difesa, per ammonire che tra tanti «vasi di ferro» si deve smettere di essere un «vaso di terracotta» (Manzoni) e per annunciare che la Bundeswehr sarà presto «il più forte esercito convenzionale» del continente. Diversamente, i quattro vescovi presidenti ricordano che «l’Europa deve riscoprire la sua anima », tornare ad essere «umanista, solidale e aperta al mondo».

Mentre «un quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere», la via d’uscita dall’«età del ferro e del fuoco» (Censis) – sembra dire il documento dei vescovi – non può essere più ferro e più fuoco: il continente «dovrà essere sempre pronto a riprendere il dialogo, anche in casi di conflitto, e adoperarsi per la riconciliazione e la pace». Se in Merz si coglie la nostalgia per la “pax americana” di un tempo, l’appello dei vescovi è un invito a costruire qualcosa di meglio per il futuro. Zuppi e gli altri vescovi riprendono il discorso di papa Francesco per il conferimento del Premio Carlo Magno: «L’Europa ha testimoniato all’umanità che un nuovo inizio era possibile: è sorta, con la grazia di Dio, una novità senza precedenti nella storia». Un discorso costellato di domande: «Cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo? Cosa ti è successo, Europa?».
Se lo chiedono nuovamente oggi gli autorevoli vescovi respingendo l’isteria bellicista del presente e l’idea che sia «una colpa che non ci si prepari abbastanza alla guerra» (Leone XIV).

E così, mentre Merz si chiede perché il mondo sia diventato una giungla, nelle Chiese europee ci si interroga sul recupero del sogno europeo. La differenza è tutta qui, ma non è cosa da poco: potrebbe essere il bivio tra una destabilizzazione planetaria e un orizzonte umanista consapevole del valore, costruito negli anni, di essere un continente senza nemici.

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