Le nuove povertà figlie del Covid

di Marco Impagliazzo su La Nuova Sardegna dell’08 novembre 2021

Il tempo della pandemia, dal quale purtroppo non siamo ancora usciti, ha segnato profondamente la nostra società cambiando tanti vecchi equilibri. L’Italia è tra i paesi europei dove maggiormente si sta vedendo la ripresa economica.

Una ripresa che ha una crescita del Pil tale da far sperare di tornare presto ai livelli precedenti la crisi sanitaria, ma ci sono strati della popolazione che sono rimasti indietro e che rischiano di restarci a lungo. Sono le cosiddette “nuove povertà”, che si aggiungono alle vecchie, e di cui si parla sin da quando il Covid-19 ha fatto irruzione nel nostro mondo, non solo causando migliaia di vittime ma anche sconvolgendone le dinamiche sociali. È vero, e lo abbiamo toccato con mano.
Le statistiche ufficiali, i rapporti delle associazioni, i dati della Caritas, parlano tutti di significativo aumento di chi ha bisogno di aiuto, a volte saltuario, spesso quotidiano. I numeri registrati dalla Comuità di Sant’Egidio chiari: nella città di Roma l’inizio della pandemia, nel marzo 2020, ha determinato in pochissimo tempo il passaggio da 3 a 28 centri dove si distribuisce il cibo e altri generi di prima necessità, per lo più in periferia. Ma lo stesso è avvenuto in altre città. In un solo anno sono stati ben 300 mila i pacchi alimentari distribuiti in Italia con una media di circa tre volte in più rispetto al periodo pre-pandemia.
Si tratta di “nuovi poveri”, non solo immigrati, ma anche italiani, in particolare i componenti di nuclei familiari monoreddito, donne sole con figli e lavoratori precari. Se è vero che, con la ripresa si sono prodotte, negli ultimi mesi, nuove offerte di lavoro, è altrettanto vero che molti cittadini non riescono a inserirsi in questo ciclo virtuoso, soprattutto chi non è più giovane. È infatti la fascia di età tra i 45 e i 55 anni la più colpita, quella di chi ha grandi difficoltà a rimettersi in gioco cambiando completamente le mansioni lavorative a cui era abituato, come spesso il mercato richiede.
Ma c’è anche un’altra fascia significativa della popolazione, profondamente segnata dalla pandemia, che rientra pienamente nella categoria delle nuove povertà: gli anziani, in particolare chi non è autosufficiente e chi vive da solo. La crisi sanitaria ha mostrato a tutti la loro grande fragilità per l’altissimo numero di vittime subite facendo emergere la necessità di rivedere alla base un sistema che, fino a oggi, puntava quasi esclusivamente sull’istituzionalizzazione nelle case di riposo e nelle Rsa, dove purtroppo si è registrato il maggior numero di vittime.
Una lezione che sta portando il governo Draghi – grazie al lavoro della Commissione nata proprio per l’emergenza creata nella popolazione anziana presieduta da mons. Paglia – a compiere passi avanti importanti per una riforma socio-sanitaria che punti sulla domiciliarità dell’assistenza e delle cure. Perché, in sostanza, la pandemia ci ha fatto capire che, accanto alla necessità di proteggersi dal Covid-19 e di arginarlo con la vaccinazione, occorreva combattere un virus ancora più insidioso.
È infatti l’isolamento che ha determinato la maggiore esposizione di tanti anziani alla malattia, ma anche, più in generale, di tante persone alla povertà. Una condizione dalla quale tante volte non si può uscire senza l’aiuto e la vicinanza di qualcuno.
Ne sanno qualcosa i volontari, spesso giovani, che sono stati in questi mesi accanto a coloro che facevano la fila per ricevere un pacco alimentare. Per aiutarli, certo, concretamente, ma spesso anche per ascoltarli, là dove nessuno per tanto tempo aveva raccolto la loro voce, cercato di capire i loro bisogni, dato consigli anche semplici per continuare a vivere e non solo a sopravvivere. Non è di poco valore il fatto che alcuni tra i “nuovi poveri”, dopo essere stati aiutati, e risolto – anche parzialmente – i loro problemi, abbiano sentito la necessità di aggiungersi agli stessi volontari. Per restituire ciò che avevano ricevuto, ma anche perché si è meno poveri quando si è meno soli.