Impagliazzo (Sant’Egidio): “L’importanza dei nonni e degli anziani oggi”

L'intervista di InTerris.it al professor Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant'Egidio, nella Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani voluta da Papa Francesco

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Oggi, domenica 24 luglio, si celebra la seconda Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, istituita lo scorso anno da Papa Francesco nella quarta domenica di luglio, in prossimità della memoria liturgica dei Santi Gioacchino e Anna, genitori di Maria e nonni di Gesù. Questa seconda giornata ha come titolo: “Nella vecchiaia daranno ancora frutti”.

In questo ultimo anno Papa Francesco ha dedicato quindici catechesi, pronunciate nelle udienze generali del mercoledì da Piazza san Pietro, sul tema della vecchiaia sottolineando l’importanza del preservare il legame indissolubile tra giovani e anziani, tra nipoti e nonni, senza che questi ultimi vengano “scartati” dalla società nel declinare delle forze. I nonni e gli anziani, infatti, rischiano di essere messi da parte e svalutati nella società o in famiglia impedendo così loro di trasmettere l’esperienza, la ricchezza delle radici comuni e i valori della vita alle nuove generazioni.

Il messaggio del Papa

“La Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani è un’occasione per dire ancora una volta, con gioia, che la Chiesa vuole far festa insieme a coloro che il Signore ha ‘saziato di giorni’. Celebriamola insieme! Vi invito ad annunciare questa Giornata nelle vostre parrocchie e comunità; ad andare a trovare gli anziani più soli, a casa o nelle residenze dove sono ospiti. Facciamo in modo che nessuno viva questo giorno nella solitudine. Avere qualcuno da attendere può cambiare l’orientamento delle giornate di chi non si aspetta più nulla di buono dall’avvenire; e da un primo incontro può nascere una nuova amicizia. La visita agli anziani soli è un’opera di misericordia del nostro tempo!”.

Su questo argomento, InTerris.it ha intervistato il professor Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, realtà da sempre vicina ai poveri e agli anziani grazie a programmi specifici.

L’intervista al professor Marco Impagliazzo

Pensa che l’aver loro dedicato una giornata, denoti da parte del Santo Padre un’attenzione particolare verso nonni e anziani?

“Dall’inizio del suo pontificato sentiamo il Papa ricordare, non solo ai cattolici ma al mondo intero, che gli anziani sono una risorsa per la società; e che non vanno scartati neanche quando le forze vanno declinando o la vita si fa più dura per la malattia o per la vecchiaia. Sono sempre una risorsa per la società perché aiutano i più giovani e anche gli adulti a tirar fuori da sé sentimenti di umanità, bontà e attenzione che migliorano la vita di tutti. Quando qualcuno si accorge delle persone più deboli e gli sta vicino, anch’esso diventa migliore”.

Qual è il ruolo dei nonni nella famiglia, oggi sempre più frammentata e – statistiche alla mano – anche più povera?

“Il sostegno che i nonni danno alle famiglie è enorme. Sia in termini prettamente economici, sia in termini di aiuto quotidiano, per esempio tenendo i nipotini. I nonni in famiglia hanno inoltre un ruolo centrale nella trasmissione della fede a figli e nipoti che avviene con naturalezza”.

Quale può essere il ruolo dell’anziano in una società che sembra avere come fondamento il mito dell’eterna giovinezza e dell’efficientismo?

“Gli anziani, e questo il Papa lo ha detto più volte, possono mettersi al servizio di persone più deboli di loro: di altri anziani, ma anche di tante persone che hanno bisogno ma non sono anziane. L’invito del Papa è quello di non rinchiudersi, di uscire verso il prossimo ad ogni età, per quanto la salute lo permetta. Una delle risorse più importanti che abbiamo negli anziani è proprio la preghiera. Il nostro è un mondo in cui la vita frenetica ci porta a pregare poco. Se ne vedono gli effetti nella società civile, sempre più secolarizzata. Invece gli anziani pregano frequentemente; anche per noi”.

Nello specifico: vale la pena prendersi cura di un anziano malato o in fin di vita e perché?

“Vale la pena in maniera inequivocabile! Innanzitutto, perché tutti (speriamo!) diventeremo anziani e nella vita avremo comunque bisogno di qualcuno. Anche la Bibbia lo dice: ‘In due si è più forti’. C’è una verità religiosa e dunque sapienziale secondo cui non bisogna lasciare solo nessuno anche per non essere un domani lasciati soli noi. In secondo luogo, stare vicino ad una persona sofferente o vulnerabile o comunque nel bisogno, tira fuori la parte migliore di noi che spesso rimane nascosta o non impiegata nella vita quotidiana. E’ un arricchimento reciproco e l’ecologia umana migliora quando ci aiutiamo a vicenda”.

Ripensando agli ultimi anni di vita di San Giovanni Paolo II, crede che ci sia un valore in sé nella fragilità della vecchiaia e della malattia?

“Sì. Uno dei problemi della nostra società è quello di non fare i conti con la fragilità. La fragilità fa parte della vita umana. Nasconderla non serve a nulla. Quando Giovanni Paolo II mostrò al mondo la propria fragilità nella malattia in modo così esplicito, ispirò milioni di persone a pregare per lui; fece riflettere i giovani sull’esistenza della sofferenza; si è fatto amare ancora di più di quando lo vedevamo forte ed energico. Non nascondere la la fragilità e la sofferenza fa emergere nell’uomo tanti sentimenti che altrimenti resterebbero sepolti, nascosti in fondo al cuore”.

Quale crede che sia il principale problema o la maggior sofferenza nella vita di un anziano: la solitudine, la salute precaria, l’indigenza economica o altro?

“Un problema moto serio è quello dell’isolamento che risulta essere – come sottolineano diversi studi – una delle principali cause di morte. Perché un anziano quando è solo e isolato si indebolisce ulteriormente”.

La Comunità di Sant’Egidio è da sempre accanto ai poveri. Cosa sta facendo in questo periodo estivo per gli anziani e i nonni?

“La comunità è molto attiva con gli anziani: i nostri volontari (giovani, adulti e anche gli stessi anziani) visitano le persone nelle Rsa che sono le più isolate di tutte, a volte anche abbandonate dalla famiglia. La visita, l’incontro, la preghiera fatta insieme aiutano i più soli a non sentirsi tali. Inoltre, la Comunità di Sant’Egidio si unisce alla celebrazione di questa Giornata con diverse iniziative su tutto il territorio nazionale: a Roma, una rappresentanza di circa 200 anziani prende parte alla liturgia eucaristica celebrata dal Papa nella basilica di San Pietro. Inoltre, nelle altre città italiane, Sant’Egidio, con il Programma “Viva gli Anziani!” sostenuto da Enel Cuore Onlus, sta intensificando gli interventi di prossimità e darà vita a momenti di incontro e di preghiera”.

Cosa è e come funziona il Programma “Viva gli anziani!”?

“E’ un programma di monitoraggio della quotidianità degli ultra ottantenni. Attraverso una rete di volontari presenti in tutta Italia – vicini, commercianti, farmacisti etc. – si verifica se l’anziano è solo e se ha bisogno di aiuto al fine di andare subito in suo soccorso. Evitando che finisca in ospedale per cause banali o, peggio, in strutture di lunga degenza. Il proposito è di far sì che l’anziano rimanga a casa propria il più a lungo possibile, supportato attraverso l’assistenza domiciliare. Togliendolo così dall’isolamento e dalla solitudine”.

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