Bel Paese ma non per tutti. C’è una povertà diffusa di cui occorre capire le cause per predisporne i rimedi

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Secondo i dati Istat, in Italia ci sono troppi poveri. E sono ancora in aumento, anche se leggero: oltre 5 milioni e 700mila cittadini sotto la soglia della povertà assoluta. Una cifra impressionante, di cui poco si parla, anche se rappresenta quasi il 10% della popolazione. Occorre invece ricordarla, non solo per capirne le cause, ma soprattutto per predisporne i rimedi. Non si può, nella narrazione del “Bel Paese”, dimenticare gli ultimi.

Con i dati occupazionali in crescita s’era pensato a un riflesso positivo sulle famiglie più in difficoltà. Ciò non è avvenuto. A fine 2025 sono tre le emergenze a cui dare una risposta: l’aumento del costo della vita, il problema casa e la difficoltà a curarsi. Basta pensare che, secondo i dati Eurostat, «l’Italia, insieme alla Grecia, è l’unico Paese dell’Unione europea che ha visto diminuire il reddito reale delle famiglie rispetto a 20 anni fa» (-4% l’Italia e -5% la Grecia, contro un aumento medio del 22% da parte degli altri 25 Stati europei).

In merito al costo della vita occorre registrare che i prezzi dei generi alimentari hanno conosciuto, dal 2021 a oggi, un incremento del 25%. Anche la recente crescita delle retribuzioni contrattuali non è riuscita a recuperare la perdita del potere d’acquisto determinata dall’aumento dell’inflazione, tanto che a fine settembre 2025 gli stipendi lordi, in termini reali, erano inferiori di oltre l’8% rispetto a quelli del gennaio 2021.

L’emergenza abitativa è un altro tema di disagio sociale. Ci si trova di fronte a un costante aumento dei canoni di affitto, che ormai superano il 40% del reddito medio familiare, con i canoni di locazione cresciuti del 7,4% su base annua. Ma una realtà da affrontare è anche la carenza di alloggi popolari. Secondo il più recente rapporto Svimez, sarebbero 100 mila gli alloggi popolari non utilizzabili, mentre la lista d’attesa per questo tipo di abitazioni è di circa 650 mila nuclei familiari su tutto il territorio nazionale.

Un’altra grave emergenza è la difficoltà a curarsi di un numero crescente di persone. Secondo il presidente Istat, Francesco Maria Cheli, «il 9,9% delle persone ha rivelato d’aver rinunciato a curarsi per problemi legati alle liste d’attesa, alle difficoltà economiche o alla scomodità delle strutture sanitarie: si tratta di 5,8 milioni di individui a fronte dei 4,5 milioni dell’anno precedente». Un dato che fa riflettere. C’è, inoltre, da rilevare che mentre la percentuale del Fondo sanitario nazionale sul Pil è scesa dal 6,3% del 2022 al 6,1% del 2024, si è assistito a un’espansione della sanità privata. Basta pensare che tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso queste strutture è aumentata del 137%, passando da 3,05 a 7,23 miliardi.

Di fronte a questo quadro emergenziale, da un osservatorio come quello della Comunità di Sant’Egidio, a contatto quotidiano con le diverse forme di povertà, sono maturate alcune proposte concrete. Per quanto riguarda il costo della vita sarebbe importante allargare la platea dei beneficiari dell’assegno di inclusione – che attualmente considera solo le famiglie con minori, disabili o anziani – anche ai tanti fragili che vivono da soli, primi fra tutti i senza fissa dimora, esclusi in gran parte da questa misura dopo l’abbandono del reddito di cittadinanza.

Per l’emergenza abitativa risulta, invece, necessario finanziare nuovamente il fondo affitti con un capitale appropriato, e allargare il fondo per la morosità incolpevole (che aiuta chi si trova provvisoriamente in difficoltà), oltre a trovare al più presto le risorse per la ristrutturazione delle case popolari inutilizzabili in modo da rispondere alla vasta platea di richieste.

In merito alla difficoltà a curarsi, alcuni provvedimenti potrebbero rendere più facile il diritto alla salute, come un allargamento dei rimborsi per le cure odontoiatriche e oculistiche per chi è in povertà assoluta, dato che sono queste le prime rinunce alla cura di chi ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese. La riduzione delle liste d’attesa resta, comunque, una priorità perché diminuirebbe il ricorso alla sanità privata per accelerare i tempi anche solo di una diagnosi.

Non dimentichiamo, poi, che fra gli “ultimi” ci sono anche molti anziani soli che intendono continuare a vivere nelle loro case, ma con la dovuta assistenza e il necessario accompagnamento. Una legge che prevede tutto ciò già c’è: è la 33/2023, votata da tutti i partiti, ma non ancora finanziata se non in piccola parte. Su questo tema sono necessari un’accelerazione e un impegno urgente per venire incontro alle esigenze delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie.

Ci sono, infine, gli ultimi fra gli ultimi, cioè i senza fissa dimora. Per aiutarli esiste ormai da anni, non solo a Roma ma anche in altre città italiane ed europee, la Guida della solidarietà, che ha il significativo sottotitolo “Dove mangiare, dormire, lavarsi”. Giunta ormai alla sua 36ª edizione, raccoglie tutte le indicazioni di servizi pubblici e privati indispensabili per chi si trova in stato di necessità. È solo l’esempio di un piccolo aiuto fra i tanti, ma prezioso perché dietro c’è l’impegno di tanti amici dei poveri e una cultura di solidarietà che si deve allargare a tutti i cittadini e alle istituzioni, soprattutto nel periodo invernale.

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