L’agosto appena trascorso ci restituisce l’immagine di un mondo attraversato da conflitti dimenticati o rimossi: da Gaza all’Ucraina, fino all’Afghanistan e all’Africa. L’oblio, tipico dell’Occidente, non protegge le vittime ma solo noi stessi, distratti e spaesati. Ricordare, invece, significa assumersi la responsabilità di immaginare soluzioni e osare la pace, come ricordano le parole di Bonhoeffer: «La pace va osata».
A 80 anni da Hiroshima, Marco Impagliazzo ci ricorda che il nucleare è una minaccia esistenziale per l’umanità. La memoria delle vittime non è solo dovere morale, ma fondamento di un impegno attivo per la pace. In un mondo che sembra voler riaprire le porte al disastro, è tempo di ribadire con forza che non esiste giustificazione per strumenti di distruzione così disumani. Hiroshima è una ferita aperta che chiede consapevolezza, responsabilità e scelte coraggiose.
Marco Impagliazzo richiama il rischio di un nuovo “sonnambulismo” mondiale di fronte alla guerra, paragonando il presente al 1914, quando si entrò nel conflitto senza immaginarne le conseguenze devastanti. Oggi, tra riarmo e conflitti che si moltiplicano e si protraggono, l’umanità sembra ripetere gli stessi errori, trascurando le vere sfide globali come il clima, le migrazioni e la solitudine. L’editoriale è un appello a fermare l’“inutile strage” e ad aprire spazi di diplomazia, per immaginare un nuovo ordine internazionale fondato sulla pace.
I corridoi umanitari, attivi in Italia dal 2016 su impulso di Sant’Egidio, Chiese e Istituzioni, rappresentano “pezzi di pace dentro le guerre”: canali sicuri e legali per migliaia di rifugiati fuggiti da conflitti, garantendo accoglienza e integrazione, senza generare paura, ma salvando vite
In un’epoca dominata dalla solitudine digitale, cresce il rischio di isolamento e fragilità relazionale, specialmente tra i giovani. Mentre smartphone e connessioni virtuali sostituiscono sempre più gli incontri reali, emergono segnali di resistenza: cresce infatti la “voglia di comunità”, la ricerca di autenticità e di relazioni umane vere, un’occasione per ricostruire un senso profondo di “noi”.
Nel cuore di un mondo ferito dai conflitti e dall’indifferenza, Papa Francesco lancia il Giubileo del 2025 come un anno di speranza e pace. Non è solo un evento religioso, ma un invito concreto a credere che la pace sia ancora possibile. Il pontefice chiama tutti a riscoprire la fraternità, agire come pacificatori e restituire cittadinanza alla speranza. Perché la speranza, davvero, non delude.
L’evento si è svolto mostrando i segni di un rito secolare, a iniziare dalla preghiera del Papa e dei patriarchi delle Chiese orientali cattoliche al sepolcro di san Pietro, per giungere alla consegna del Pallio…
L’elezione di papa Leone XIV è stata per molti una sorpresa. Anche perché le previsioni, soprattutto giornalistiche, della vigilia non lo indicavano tra i più papabili, ma soltanto un candidato di mediazione in caso di…
Il Conclave che si apre domani riflette un cambiamento epocale: la crescente presenza di cardinali provenienti dal Sud globale, frutto delle scelte di Papa Francesco, che ha dato voce alle periferie del mondo e ai contesti più marginali. Un’eredità visibile nel suo magistero, nei viaggi apostolici e nelle azioni concrete in favore dei poveri, dei migranti e dei giovani. Questo nuovo volto della Chiesa si prepara a indicare una direzione universale, inclusiva e profondamente evangelica.
Durante la Seconda guerra mondiale a varcare le soglie delle case religiose a Roma e quelle del Vaticano non furono solo ricercati, antifascisti, ebrei, ma anche opere d’arte d’inestimabile valore provenienti da ogni parte d’Italia…