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Con passione per il futuro. Continente Anziani, Chiesa e società

di Marco Impagliazzo su Avvenire del 30 gennaio 2020

«Non viviamo un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca», dice papa Francesco. È una verità profonda con cui fare i conti. Siamo infatti in una stagione di passaggio e quindi dobbiamo coglierne i segni dei tempi, come papa Giovanni e il Concilio ci hanno insegnato. Gli anziani, come i profughi e i migranti, sono un decisivo segno dei nostri tempi. Chi è l’anziano oggi? Quante età si celano dietro la sempre più generica definizione di “terza età”? Qual è l’impatto della forza omologatrice della globalizzazione su questa età della vita? Sono interrogativi complessi, ma vale la pena non eluderli perché il mondo invecchia a qualsiasi latitudine e questo secolo dovrà prima o poi farci i conti, anche se la cultura dominante ignora gli anziani o trucca la loro vita con i colori della giovinezza.

Uno dei più illustri gerontologi contemporanei, Jerôme Pellissier, ha scritto: «Non è un caso se i tre discorsi dominanti sulle persone anziane sono di ordine demografico, medico ed economico: invece di pensare la vecchiaia, ci si focalizza sui numeri, sui corpi e sui costi. La stessa difficoltà di trovare il termine adeguato testimonia il malessere: “vecchio” in opposizione a “giovane”, percepito quasi come un insulto, è diventato una specie di tabù».

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Oltre questa stagione arida e respingente

di Marco Impagliazzo su Avvenire del 28/06/2019

Qualche giorno fa papa Francesco twittava: «Sono vicino a tanti anziani che vivono come nascosti, dimenticati, trascurati. E ringrazio chi si impegna per una società più inclusiva..

Qualche giorno fa papa Francesco twittava: «Sono vicino a tanti anziani che vivono come nascosti, dimenticati, trascurati. E ringrazio chi si impegna per una società più inclusiva, che non ha bisogno di scartare chi è debole nel corpo e nella mente».
Non è la prima volta che l’attenzione del Papa si appunta sul “continente anziani” nel quale non è infrequente imbattersi in difficoltà e problemi, determinati spesso dalla cultura dello scarto. Francesco interveniva in occasione della Giornata Oms “contro gli abusi sugli anziani”, che riguarderebbero, secondo gli studi dell’agenzia internazionale, una persona su sei. Un dato triste. Ma c’è un abuso, che è il più comune e il più penoso di tutti: l’isolamento, l’esclusione. E c’è un tempo in cui la solitudine fa più male che in ogni altro tempo: l’estate.
Nella nostra Europa dai capelli grigi, in cui non si sono ancora fatti i conti con la lunghezza degli anni, gli anziani vengono percepiti come quelle «vite di scarto» di cui parlava Bauman. Soffrono del fatto che la vicinanza degli altri si fa meno presente, mentre l’istituzionalizzazione – che riguarda un numero crescente di persone – separa violentemente da un vissuto che fino ad allora era stato vario e autonomo. Nella “cultura dello scarto” si manifesta il pensiero che qualcuno deve essere isolato perché debole e quindi necessariamente dipendente dagli altri.
Eppure, è scritto nella natura dell’essere umano: da soli non si vive, ma si muore! La vita è interdipendenza e solidarietà. L’esistenza – è esperienza comune – è divenuta più individuale, le trame connettive si sono sfilacciate. Lo spirito del tempo è che ci si salva da soli. Peccato che proprio chi non vorrebbe vivere quella solitudine e al contrario dovrebbe godere di reti solidali e comunitarie, è condannato all’esclusione e all’isolamento. Tanto più in questi giorni.
Di fronte al caldo che sentiamo e a quello che si preannuncia, facciamo nostro l’appello del Papa. Impegniamoci davvero per una società più inclusiva, che non scarti nessuno, che non lasci sola la nostra vicina anziana del piano di sotto o di sopra, la signora che percorre faticosamente la nostra stessa via. Una visita può salvare la vita, una semplice telefonata può proteggere più di quanto pensiamo. La vita può farsi rete e la rete può salvaguardare la vita. Occorre una cultura che non scarti nessuno, ma che includa e valorizzi tutti.
È ora di ricostruire intorno agli anziani una rete di rapporti, vicinato, volontariato, impegno per il bene comune, che sia garanzia di vita per chi è avanti con gli anni. Ma alla fine per noi stessi, per tutti.
Il Papa ha spesso insistito sulla “riconciliazione” tra generazioni diverse: i giovani e gli adulti hanno bisogno degli anziani e viceversa. Tale incontro fa scoprire ai più giovani che la longevità è uno dei frutti migliori del nostro tempo, e agli anziani che hanno ancora molto da dare in scelte, amicizia, saggezza. Gli anziani continuano a sperare, se sostenuti dai giovani e dagli adulti. La speranza non abbandona giovani e adulti se sanno che al termine del proprio percorso non c’è il baratro, ma l’accompagnamento.
All’inizio del suo pontificato, incontrando gli anziani, papa Francesco aveva detto: «Fa tanto bene andare a trovare un anziano! Guardate i nostri ragazzi: a volte li vediamo svogliati e tristi; vanno a trovare un anziano, e diventano gioiosi!». E concludeva con le parole che avrebbe ripreso in un tweet, cinque anni dopo: «Noi cristiani, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, siamo chiamati a costruire con pazienza una società diversa, più accogliente, più umana, più inclusiva, che non ha bisogno di scartare chi è debole nel corpo e nella mente». È questo il lavoro paziente ma tenace da portare avanti nelle prossime torride giornate d’estate, un impegno di condivisione, di vicinanza, che cambi dal di dentro una stagione troppo arida e respingente.

I dati in Italia. Emergenza solitudini, la «malattia» meno capita e più grave

da Avvenire del 22 settembre 2018

di Marco Impagliazzo

Gli italiani sono più soli. Il Rapporto Istat di quest’anno, come quello di Eurostat lo scorso anno, sulle reti e relazioni sociali nel Paese, mettono a fuoco anche questa realtà: la solitudine crescente degli italiani. Il 13% dei nostri concittadini non ha una persona cui chiedere aiuto: è il dato più alto a livello europeo. Per l’Istat tre milioni di abitanti della Penisola dichiarano di non poter contare su alcuna rete di sostegno (parenti, amici, vicini, realtà associative; mentre aumentano le famiglie composte da una sola persona (il 21,5% nel 1998, ben il 31,6% nel 2016).

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