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Macron in Vaticano: incontro con Comunità di Sant’Egidio. Impagliazzo, “far crescere i corridoi umanitari” e favorire lo sviluppo in Africa

da AgenSir del 26/06/2018

Migrazioni, corridoi umanitari, il ruolo dell’Europa e lo sviluppo dell’Africa. Questi i temi affrontati dalla delegazione della Comunità di Sant’Egidio all’incontro che questa mattina ha avuto con il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron prima dell’udienza con Papa Francesco. “È stato un incontro molto positivo”, dice al Sir Marco Impagliazzo, presidente della Sant’Egidio: “Il presidente ha ringraziato la Comunità per i corridoi umanitari che si sono aperti anche in Francia oltre che in Italia, in Belgio e Andorra. E soprattutto abbiamo avuto una lunga discussione sui temi della pace e dello sviluppo in Africa”.

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C’è anche tanto d’Europa nella partita francese

Avvenire, 8 dicembre 2015

di Marco Impagliazzo

L’avanzata populista e la crisi dei vecchi partiti Dopo gli attacchi terroristici, di cui è stata vittima neanche un mese fa, la Francia ha vissuto domenica scorsa una vera e propria rivoluzione politica. Si è parlato di choc elettorale perché, dai risultati del primo turno, il Front National di Marine e Marion Le Pen risulta il primo partito del Paese. Senza dubbio si tratta di un dato che colpisce l’Europa e che pone interrogativi sul futuro dell’Unione.

Prima di tutto interessa la Francia perché vede in crisi un progetto che risale alla Rivoluzione, sul modello di società e di democrazia che questo Paese è riuscito a trasmettere, nel bene e nel male, al continente e al mondo intero. Entra in crisi un progetto storico e, insieme, con grandi cambiamenti al loro interno e la perdita di consenso, i due grandi partiti che ne avevano a lungo costituito l’ossatura politica: il partito socialista e il centrodestra.

Il primo ai suoi minimi storici – anche se Hollande, la cui popolarità è risalita dopo gli attentati di Parigi, ha evitato il tracollo – il secondo in grande affanno nonostante l’unificazione sotto la sigla Les Républicains voluta da Nicolas Sarkozy. Un altro dato di cui tenere conto è che, a votare il Front, sono stati tanti giovani alla ricerca di un senso di identità forte. Proprio ciò che, ancora nel bene o nel male, non sembrano più riuscire a offrire i partiti storici o altri movimenti. Questo voto è anche un preoccupante segnale per l’Europa e la tenuta dell’Unione: una Francia populista, in qualche modo horbanizzata, cioè più vicina al modello ungherese che ha portato alla costruzione di nuovi muri, non giova certo all’integrazione del continente e al suo comune futuro politico.

La disaffezione dei cittadini francesi al voto, manifestato con un altissimo livello di astensionismo, è un fenomeno che si accompagna a queste riflessioni e che dovrebbe spingere i francesi e tutta l’Europa a interrogarsi su come riavvicinare i cittadini alle istituzioni, a partire dai giovani e dalle periferie. E a chiedersi se le forme tradizionali dei partiti reggono ancora in una società che cambia pelle con una velocità fino a poco tempo fa inimmaginabile. C’è però da considerare che si tratta del risultato del primo turno e che il sistema di voto francese è tale da offrire possibilità di riscatto al ballottaggio per le forze sconfitte domenica scorsa.

I repubblicani potrebbero conquistare un buon numero di regioni e forse anche i socialisti, almeno in tre cantoni, potrebbero vincere anche se – al pari del rassemblement dei repubblicani – appaiono divisi al loro interno, ad esempio sulle politiche della sicurezza. E il Front National offre parole d’ordine dirette, più semplici e identitarie. Se riuscirà ad andare al governo in qualche regione dovrà passare ai fatti, e una società complessa non si governa né si rasserena con gli slogan. La sfida è aperta, ed è una sfida in cui non si può lasciare sola la Francia. È in gioco anche il futuro della società europea.