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Nuovo sbarco di migranti a Trapani

Immigrazione: diminuiscono gli arrivi per lavoro (che non c’è), crescono integrazione e cittadinanza

Huffington Post del 21 ottobre 2016

di Marco Impagliazzo

Recentemente l’Istat ha diffuso un report sulla presenza, i nuovi ingressi e l’accesso alla cittadinanza dei non comunitari in Italia. Dai dati emerge che la presenza di cittadini comunitari e non comunitari nella penisola è sempre più stabile. I loro obiettivi sono i nostri. Questa gente tifa Italia. E lo fa perché vive qui da anni, parla italiano, qui ha comprato casa, qui ha aperto un’attività, è qui che ha generato figli, è qui che li ha iscritti a scuola. Se l’Italia ce la farà, ce la faranno anche loro. Se loro ce la faranno, ce la farà anche l’Italia.

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«Scommettiamo sulle opportunità della lingua italiana». Gli Stati Generali di Firenze possono essere uno stimolo

Il Messaggero – Umbria

Si riuniscono a Firenze – il 21 e il 22 prossimi – gli Stati Generali  della Lingua Italiana, “L`italiano nel mondo che cambia”, fortemente voluti dal Ministero degli Affari Esteri e dal sottosegretario Giro. Questi ha recentemente ripreso le parole del Presidente del Consiglio sul bisogno di Italia che c`è nel mondo» per sottolineare come, declinando tale bisogno, esso si riveli non solo economico e geopolitico, bensì pure culturale, «legato all`umanesimo, alle nostre grandi bellezze, a un patrimonio culturale impareggiabile».

C`è un soft power italiano che va riscoperto e valorizzato, recuperato e promosso. E` il soft power della lingua e della cultura del Bel Paese, di una penisola che ha dato un contributo d`eccezione alla storia e al pensiero mondiali, quel contributo che siamo spesso proprio noi italiani a dimenticare o a deconsiderare. Non così al di là delle Alpi. Pochi sanno che la nostra lingua è la quarta più studiata al mondo, con circa 700mila studenti, che la proiezione internazionale degli Istituti italiani di cultura e delle Società Dante Alighieri disegna una fitta mappa di presìdi e relazioni, di cui andare orgogliosi; che in molti sistemi scolastici l`italiano si affianca all`inglese, al francese, etc., come seconda o terza lingua nei curricula d`istruzione superiore. Se a volte l`Italia  non c`è nel mondo, se a volte latita il nostro sistema-paese, l`italiano marca invece una presenza e un`influenza considerevoli, e fa da apripista a un insieme di valori e di prospettive che sono i nostri valori e le nostre prospettive.
Del resto, a guardar meglio anche nel cortile di casa, che dire  della grande opportunità che nasce dall`incontro con un mondo che sbarca in Italia? Lo vediamo bene all`Università per Stranieri di Perugia dove la domanda di lingua e cultura italiana, nonostante la crisi economica che tocca molte parti del mondo, continua a essere elevata. Ma bisognerebbe certamente fare di più, come gli Stati generali di Firenze chiedono. Il mancato successo della candidatura di Perugia a capitale della cultura, non ci scoraggi ma ci porti a valorizzare con più forza e in forme nuove le risorse culturali internazionali, come la Stranieri. La conoscenza della lingua del “sì” si allarga più di quanto immaginiamo, e così potrà accaderci di chiedere informazioni a Cracovia e sentirci rispondere in italiano, di entrare in una chiesa in Congo e rievocare col celebrante i suoi anni di studio a Roma. Quanto vale tutto questo? Poco, tanto? Immensamente.
Nel mondo globalizzato in cui tutti siamo immersi, in cui ogni cosa è in movimento e quanto di positivo venga condiviso o investito torna poi moltiplicato, il propagarsi a più livelli della lingua
è una chance di incalcolabile portata. Per un contesto, come il nostro in Umbria, spesso tentato
dal provincialismo è certamente decisivo. Se noi italiani abbiamo tanti difetti, è pur vero che la
stratificazione impressionante ed ineguagliabile della nostra cultura ci ha trasmesso un matrimonio i valori e di conoscenza che non è presunzione ritenere possa essere prezioso ben oltre le nostre frontiere, in un tempo che rischia di essere solo mercatismo e velocità. Anzi, questi Stati Generali della Lingua Italiana sono un richiamo rivolto in primis a noi. Monito e invito a non disprezzare o dilapidare una ricchezza incalcolabile, ad assumere coscienza della dignità della nostra lingua e della nostra cultura. Andare verso degli Stati Generali fa mettere in conto qualche cahier de doléances. Ebbene, non possiamo che fermarci pensosi sul dramma di una dispersione scolastica che aumenta o su una capacità d`uso effettiva della lingua che si impoverisce. Eppure, leggendo i commenti di chi studia italiano, su internet e altrove, si resta colpiti da quanti insistano sulla “bellezza” dell`italiano. Non sta a me – ché non sarei imparziale – dire se questo sia vero. Quel che mi sento di affermare è che se, come scriveva Dostoevskij, ”la bellezza salverà il mondo”, c`è una riscoperta del bello che c`è nella nostra lingua e nella nostra cultura che vale la pena di affrontare. In questa prospettiva gli Stati Generali di Firenze possono esserci di aiuto e di stimolo.

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