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Senza dimora: Marco Impagliazzo, “Modesta ci ricorda che si può morire per un no”

da AgenSir del 1 febbraio 2019

Hanno tenuto in mano ognuno una gerbera colorata i tanti che hanno partecipato alla celebrazione commemorativa di ieri sera, che ha avuto luogo alle 19 presso il binario 1 della Stazione Termini di Roma per ricordare Modesta Valenti, la donna senza fissa dimora che 36 anni fa morì proprio alla stazione dopo ore di agonia, perché, essendo sporca e avendo i pidocchi, l’ambulanza si rifiutò di caricarla per portarla in ospedale. La preghiera di fronte alla targa che ricorda l’anziana originaria di Capodistria, come ogni anno, è stato voluta e curata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalle Ferrovie dello Stato italiane, per non dimenticare chi vive per strada in povertà estrema, esposto al freddo dell’inverno e all’indifferenza.
Come si legge sul sito della Comunità di Sant’Egidio, Riccardo Pozzi, direttore centrale risorse umane e organizzazione delle Ferrovie dello Stato Italiane, ha sottolineato come il livello di povertà sia aumentato in Italia e ciascuno ha una responsabilità, quella di non lasciare le persone da sole e di rendere le stazioni luoghi dove poter trovare aiuto. Don Benoni Ambarus, direttore della Caritas romana, ha detto: “Non siamo qui per vivere nessun senso di colpa, ma è l’occasione per dire oggi posso fare qualcosa perché non si realizzino più cose del genere. Lasciamoci guardare da Modesta per prenderci l’impegno di uno sguardo diverso su ogni essere umano, soprattutto sui dimenticati, sugli ultimi, sui trasparenti del nostro mondo”.

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