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Non sono stranieri ma figli del Paese

da Vita Pastorale, Dicembre 2018

di Marco Impagliazzo

È tempo di uscire dall’allarme immigrazione, usato in chiave elettorale, e riconoscere la realtà

Il dibattito sull’immigrazione ha assunto, ormai da tempo, toni esasperati, che non giovano alla  comprensione del fenomeno né aiutano l’assunzione di scelte politiche che favoriscano l’integrazione. L’immigrazione in Italia ha ormai mezzo secolo di storia. E coloro che sono arrivati in quell’arco di tempo si sono inseriti nel tessuto sociale e produttivo italiano. Oggi oltre 5 milioni di cittadini stranieri vivono nel Paese e l’imprenditoria immigrata vale il 9% del Pil nazionale. Il fenomeno è stato troppo spesso descritto in termini allarmistici, con un’insistenza continua sugli aspetti problematici.

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«Scommettiamo sulle opportunità della lingua italiana». Gli Stati Generali di Firenze possono essere uno stimolo

Il Messaggero – Umbria

Si riuniscono a Firenze – il 21 e il 22 prossimi – gli Stati Generali  della Lingua Italiana, “L`italiano nel mondo che cambia”, fortemente voluti dal Ministero degli Affari Esteri e dal sottosegretario Giro. Questi ha recentemente ripreso le parole del Presidente del Consiglio sul bisogno di Italia che c`è nel mondo» per sottolineare come, declinando tale bisogno, esso si riveli non solo economico e geopolitico, bensì pure culturale, «legato all`umanesimo, alle nostre grandi bellezze, a un patrimonio culturale impareggiabile».

C`è un soft power italiano che va riscoperto e valorizzato, recuperato e promosso. E` il soft power della lingua e della cultura del Bel Paese, di una penisola che ha dato un contributo d`eccezione alla storia e al pensiero mondiali, quel contributo che siamo spesso proprio noi italiani a dimenticare o a deconsiderare. Non così al di là delle Alpi. Pochi sanno che la nostra lingua è la quarta più studiata al mondo, con circa 700mila studenti, che la proiezione internazionale degli Istituti italiani di cultura e delle Società Dante Alighieri disegna una fitta mappa di presìdi e relazioni, di cui andare orgogliosi; che in molti sistemi scolastici l`italiano si affianca all`inglese, al francese, etc., come seconda o terza lingua nei curricula d`istruzione superiore. Se a volte l`Italia  non c`è nel mondo, se a volte latita il nostro sistema-paese, l`italiano marca invece una presenza e un`influenza considerevoli, e fa da apripista a un insieme di valori e di prospettive che sono i nostri valori e le nostre prospettive.
Del resto, a guardar meglio anche nel cortile di casa, che dire  della grande opportunità che nasce dall`incontro con un mondo che sbarca in Italia? Lo vediamo bene all`Università per Stranieri di Perugia dove la domanda di lingua e cultura italiana, nonostante la crisi economica che tocca molte parti del mondo, continua a essere elevata. Ma bisognerebbe certamente fare di più, come gli Stati generali di Firenze chiedono. Il mancato successo della candidatura di Perugia a capitale della cultura, non ci scoraggi ma ci porti a valorizzare con più forza e in forme nuove le risorse culturali internazionali, come la Stranieri. La conoscenza della lingua del “sì” si allarga più di quanto immaginiamo, e così potrà accaderci di chiedere informazioni a Cracovia e sentirci rispondere in italiano, di entrare in una chiesa in Congo e rievocare col celebrante i suoi anni di studio a Roma. Quanto vale tutto questo? Poco, tanto? Immensamente.
Nel mondo globalizzato in cui tutti siamo immersi, in cui ogni cosa è in movimento e quanto di positivo venga condiviso o investito torna poi moltiplicato, il propagarsi a più livelli della lingua
è una chance di incalcolabile portata. Per un contesto, come il nostro in Umbria, spesso tentato
dal provincialismo è certamente decisivo. Se noi italiani abbiamo tanti difetti, è pur vero che la
stratificazione impressionante ed ineguagliabile della nostra cultura ci ha trasmesso un matrimonio i valori e di conoscenza che non è presunzione ritenere possa essere prezioso ben oltre le nostre frontiere, in un tempo che rischia di essere solo mercatismo e velocità. Anzi, questi Stati Generali della Lingua Italiana sono un richiamo rivolto in primis a noi. Monito e invito a non disprezzare o dilapidare una ricchezza incalcolabile, ad assumere coscienza della dignità della nostra lingua e della nostra cultura. Andare verso degli Stati Generali fa mettere in conto qualche cahier de doléances. Ebbene, non possiamo che fermarci pensosi sul dramma di una dispersione scolastica che aumenta o su una capacità d`uso effettiva della lingua che si impoverisce. Eppure, leggendo i commenti di chi studia italiano, su internet e altrove, si resta colpiti da quanti insistano sulla “bellezza” dell`italiano. Non sta a me – ché non sarei imparziale – dire se questo sia vero. Quel che mi sento di affermare è che se, come scriveva Dostoevskij, “la bellezza salverà il mondo”, c`è una riscoperta del bello che c`è nella nostra lingua e nella nostra cultura che vale la pena di affrontare. In questa prospettiva gli Stati Generali di Firenze possono esserci di aiuto e di stimolo.