Archivio mensile:ottobre 2014

«Scommettiamo sulle opportunità della lingua italiana». Gli Stati Generali di Firenze possono essere uno stimolo

Il Messaggero – Umbria

Si riuniscono a Firenze – il 21 e il 22 prossimi – gli Stati Generali  della Lingua Italiana, “L`italiano nel mondo che cambia”, fortemente voluti dal Ministero degli Affari Esteri e dal sottosegretario Giro. Questi ha recentemente ripreso le parole del Presidente del Consiglio sul bisogno di Italia che c`è nel mondo» per sottolineare come, declinando tale bisogno, esso si riveli non solo economico e geopolitico, bensì pure culturale, «legato all`umanesimo, alle nostre grandi bellezze, a un patrimonio culturale impareggiabile».

C`è un soft power italiano che va riscoperto e valorizzato, recuperato e promosso. E` il soft power della lingua e della cultura del Bel Paese, di una penisola che ha dato un contributo d`eccezione alla storia e al pensiero mondiali, quel contributo che siamo spesso proprio noi italiani a dimenticare o a deconsiderare. Non così al di là delle Alpi. Pochi sanno che la nostra lingua è la quarta più studiata al mondo, con circa 700mila studenti, che la proiezione internazionale degli Istituti italiani di cultura e delle Società Dante Alighieri disegna una fitta mappa di presìdi e relazioni, di cui andare orgogliosi; che in molti sistemi scolastici l`italiano si affianca all`inglese, al francese, etc., come seconda o terza lingua nei curricula d`istruzione superiore. Se a volte l`Italia  non c`è nel mondo, se a volte latita il nostro sistema-paese, l`italiano marca invece una presenza e un`influenza considerevoli, e fa da apripista a un insieme di valori e di prospettive che sono i nostri valori e le nostre prospettive.
Del resto, a guardar meglio anche nel cortile di casa, che dire  della grande opportunità che nasce dall`incontro con un mondo che sbarca in Italia? Lo vediamo bene all`Università per Stranieri di Perugia dove la domanda di lingua e cultura italiana, nonostante la crisi economica che tocca molte parti del mondo, continua a essere elevata. Ma bisognerebbe certamente fare di più, come gli Stati generali di Firenze chiedono. Il mancato successo della candidatura di Perugia a capitale della cultura, non ci scoraggi ma ci porti a valorizzare con più forza e in forme nuove le risorse culturali internazionali, come la Stranieri. La conoscenza della lingua del “sì” si allarga più di quanto immaginiamo, e così potrà accaderci di chiedere informazioni a Cracovia e sentirci rispondere in italiano, di entrare in una chiesa in Congo e rievocare col celebrante i suoi anni di studio a Roma. Quanto vale tutto questo? Poco, tanto? Immensamente.
Nel mondo globalizzato in cui tutti siamo immersi, in cui ogni cosa è in movimento e quanto di positivo venga condiviso o investito torna poi moltiplicato, il propagarsi a più livelli della lingua
è una chance di incalcolabile portata. Per un contesto, come il nostro in Umbria, spesso tentato
dal provincialismo è certamente decisivo. Se noi italiani abbiamo tanti difetti, è pur vero che la
stratificazione impressionante ed ineguagliabile della nostra cultura ci ha trasmesso un matrimonio i valori e di conoscenza che non è presunzione ritenere possa essere prezioso ben oltre le nostre frontiere, in un tempo che rischia di essere solo mercatismo e velocità. Anzi, questi Stati Generali della Lingua Italiana sono un richiamo rivolto in primis a noi. Monito e invito a non disprezzare o dilapidare una ricchezza incalcolabile, ad assumere coscienza della dignità della nostra lingua e della nostra cultura. Andare verso degli Stati Generali fa mettere in conto qualche cahier de doléances. Ebbene, non possiamo che fermarci pensosi sul dramma di una dispersione scolastica che aumenta o su una capacità d`uso effettiva della lingua che si impoverisce. Eppure, leggendo i commenti di chi studia italiano, su internet e altrove, si resta colpiti da quanti insistano sulla “bellezza” dell`italiano. Non sta a me – ché non sarei imparziale – dire se questo sia vero. Quel che mi sento di affermare è che se, come scriveva Dostoevskij, ”la bellezza salverà il mondo”, c`è una riscoperta del bello che c`è nella nostra lingua e nella nostra cultura che vale la pena di affrontare. In questa prospettiva gli Stati Generali di Firenze possono esserci di aiuto e di stimolo.

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23/10/2014, h. 17.30 IL FUTURO OLTRE LE CRISI. RELIGIONI E CULTURE IN DIALOGO

L’Istituto Giancarlo Conestabile della Staffa e Luigi Piastrelli riprende le sue attività pubbliche con il ciclo di conferenze “Verso le periferie”, che avrà inizio giovedì 23 ottobre alle ore 17,30 presso l’Oratorio della SS. Annunziata in piazza Mariotti a Perugia con la conferenza “Il futuro oltre le crisi. Religioni e culture in dialogo” del prof. Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, professore ordinario di Storia contemporanea nell’Università per Stranieri di Perugia,  di cui è Presidente del Consiglio di amministrazione.

L’incontro, che sarà preceduto da una breve presentazione dell’Istituto e del programma di attività, sarà dedicato alla lettura delle situazioni di crisi internazionali e alle iniziative e prospettive di dialogo che – al di là delle difficoltà e delle guerre- interpellano le religioni e le culture dei nostri tempi.

Ingresso libero e gradito

Per informazioni: info@conestabile.org http://www.conestabile.org

con il sostegno di  Banca di Mantignana e CESVOL Perugia

Per ulteriori informazioni:

http://www.conestabile.org/joomla/index.php/istituto/3-newsflash/166-il-futuro-oltre-le-crisi

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Pietro Borzomati e la santità capace di fare la storia

Avvenire, 1 ottobre 2014

Esiste un forte nesso tra santità, spiritualità e azione nella società civile. La storiografia non può ignorare questo “servizio”, generalmente alieno da motivazioni egemoniche e realmente volto al bene comune”.
Questo breve inciso scritto nella presentazione di un suo volume, raccoglie tanto del sentire e dello spendersi dello storico calabrese Pietro Borzomati, scomparso ottantunenne per un male incurabile. Intellettuale, studioso, docente, uomo di Chiesa, ma soprattutto credente fervido e leale, Borzomati ha perseguito, tra tanti impegni, un’intuizione centrale lungo tutto il suo itinerario di studi e insegnamento, dagli inizi all’Università di Messina, dove conobbe don Giuseppe De Luca, a Salerno, Roma, Venezia e Perugia. Tale intuizione è che la spiritualità e la santità conducono all’azione civile, dunque fanno la storia. E questa storia va indagata e fatta conoscere, non con intenti agiografici o cronachistici, ma con gli strumenti e la metodologia della ricerca storica, restituendole piena dignità in ambito storiografico. Preoccupazioni ereditate e condivise con amici e colleghi, dal citato De Luca a Massimo Petrocchi, a Gabriele De Rosa, ai tanti compomnenti una scuola di studi storici che attraversa l’Italia e oggi ne sentono forte la mancanza. “Che cos’è la spiritualità? – si chiedeva in un convegno foggiano nel 2003 – E’ un itinerario verso la perfezione, è un donarsi con amore al mondo, è rendere un servizio agli emarginati, un edificare la città terrena su solide fondamenta per realizzare un’autentica giustizia sociale”. Per questo la storia della spiritualità non è una disciplina di nicchia, confessionale, ma si inserisce a pieno titolo nella storia contemporanea.
L’altra grande passione di Pietro Borzomati è stata il Sud. Il mezzogiorno d’Italia, le vicende della sua Chiesa in tutte le sue componenti, laici, clero, episcopato, mondo religioso e confraternitale, figure esemplari di contemplazione e di carità vissuta. Un Sud che lo studioso calabrese amava, senza mitizzazioni o assoluzioni, nella sua contraddittorietà. Il suo Chiesa e Società Meridionale. Dalla Restaurazione al secondo dopoguerra, apparso nel 1982 e riedito nel 1991, resta un punto di partenza importante per comprendere la realtà meridionale. In esso emerge il rapporto tra le componenti ecclesiali e la società civile, e tratti della storia del movimento cattolico. Molte, poi, sono state le personalità e i protagonisti di cui Borzomati ha ricostruito gli itinerari, attento a indagare le motivazioni religiose, ideali, spirituali alla base delle realizzazioni e del fare concreto. Tra essi Eustachio Montemurro medico e prete. Un mistico del Novecento, come recita il sottotitolo alla monografia del 1997, Carlo De Cardona, animatore del movimento cattolico in Calabria tra 1900 e 1913, Annibale Di Francia e le congregazioni religiose del mezzogiorno, Giovanni Battista Scalabrini vescovo degli emarginati, don Divo Barsotti e altri, come quelli analizzati in Protagonisti e studiosi della spiritualità italiana (Rubbettino 2006). Storia sociale e religiosa, dunque, con una speciale attenzione ai protagonisti “minori”, alla storia degli “ultimi”, dei migranti, dei poveri. C’è un filo rosso, tuttavia, che si coglie anche nelle collane editoriali che Borzomati ha diretto con cura: I contemplativi nel mondo, per la SEI; Storia e società dell’Editrice La Goliardica di Roma; Spiritualità e promozione umana dell’editore Rubbettino della sua Calabria. Decine di titoli selezionati nel costante sforzo di arricchire e moltiplicare gli studi sui temi che prediligeva. Quel legame tra spiritualità e azione che egli indagava, del resto, era per lui uno stile di vita. Per lunghi anni, fino alla morte, è stato consultore della Congregazione per le Cause dei Santi. Lo testimoniano le tante collaborazioni, con il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana, e particolarmente con il vescovo Cataldo Naro con cui erano profondamente amici, ma anche con l’Unione Cattolica Maestri Italiani, col Movimento Laureati Cattolici e l’Intesa Cattolica Universitaria. Con l’Ufficio Studi dell’Azione Cattolica Italiana, di cui è stato dirigente. Pietro era membro delle Settimane sociali dei cattolici Italiani e del Comitato scientifico del DIzionario Storico del Movimento Cattolico in Italia (1961-1981). Come giornalista ha collaborato e scritto editoriali per l’Osservatore Romano, Avvenire, Jesus, Segnosette, Vita Pastorale e, più recentemente, per Tv2000.
Un altro capitolo della sua vita è il rapporto con l’Umbria, sbocciato e cresciuto per motivi familiari e professionali: Terni e Perugia. Il suo primo incaricato da insegnante nella scuola superiore a Terni e il matrimonio con la ternana Daniela Tazza. Poi a Perugia, dove per nove anni è stato preside della facoltàd i Lingua e cultura italiana dell’Università per Stranieri, che lo ha insignito del titolo di Professore onorario. Chi ha avuto la fortuna, come il sottoscritto, di conoscerlo e di collaborare per tanti anni ha perso un amico leale e prezioso; ma ha apprezzato un uomo al quale ben si attagliano le note parole di don De Luca: “Dedicarsi nella solitudine allo studio puro sembra chi sa che stoltezza; è invece timore di Dio, è inizio di sapienza. E’ il grande eremitismo cristiano, è una preparazione (sulla croce) a contemplare Dio. Ci siamo dimenticati che l’anima non la salviamo senza impegnare a fondo l’intelligenza”.

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