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“I profughi? Non basta accoglierli, bisogna inserirli”

Vatican Insider, 19 aprile 2016

di Marco Galeazzi

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo chiede all’Ue ricongiungimenti allargati e sponsor per l’integrazione

“A inizio maggio arriveranno altri 150 profughi. Il nostro obiettivo non è solo l’accoglienza ma l’inserimento, secondo il modello che sabato ha indicato Francesco conversando con i giornalisti sul volo di ritorno da Lesbo”. Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo traccia con “Vatican Insider” un primo bilancio dei corridoi umanitari, l’iniziativa avviata il 29 febbraio con i valdesi e il governo italiano.

Sabato Francesco vi ha affidato 12 rifugiati siriani. Quanti ne avevate già fatti arrivare in Italia attraverso i corridoi umanitari?  

“Il 29 febbraio abbiamo portato in Italia 97 profughi siriani e a inizio maggio ne arriveranno dalla Siria altri 150. Voleranno in Italia sempre attraverso il Libano che è il paese di transito. Sono ospitati in parte da Sant’Egidio in vari appartamenti e ostelli della comunità a Roma. Alcuni di loro, poi, sono stati accolti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in Trentino e in altre regioni del centro-nord. Le comunità valdesi, invece, hanno ridistribuito i rifugiati tra diverse loro strutture sull’intero territorio nazionale.

 In quale condizione burocratica si trovano attualmente i profughi che avete accolto?  

“Sono tutti in attesa del riconoscimento della protezione umanitaria. Anche in questi giorni stanno facendo le pratiche per essere riconosciuti come rifugiati”.

 Come si svolgono le loro giornate?  

“Gli adulti stanno tutti frequentando corsi di lingua italiana, mentre i bambini sono stati iscritti a scuola. Molti ragazzi, poi, sono impegnati quotidianamente anche nei corsi di formazione al lavoro. Seguono un programma che non è solo di accoglienza ma di integrazione. Non sono stati parcheggiati in qualche centro”.

Quali sono gli obiettivi del vostro progetto?  

“Il fine è, come ha detto sabato il Papa, garantire l’accoglienza e l’integrazione, anche attraverso la formazione al lavoro. Dobbiamo aiutarli a inserirsi nel mondo del lavoro, al contrario di quanto accade purtroppo nei centri di identificazione dove i rifugiati trascorrono mesi e mesi senza fare nulla. Il nostro compito è intervenire subito sull’inserimento e l’integrazione”.

In cosa consistono i corridoi umanitari?  

“Sono una forma di sponsorship e cioè proprio quel meccanismo che manca nei paesi europei e che invece esiste in Canada e in altre nazioni. In Italia e in Europa ci sono associazioni e realtà in grado di sponsorizzare il viaggio, assicurare l’arrivo dei profughi in condizioni di sicurezza e garantire la loro permanenza, favorendo anche l’inserimento nella società. Non c’è ragione di impedire la sponsorship, eppure in Italia e in Europa ancora non esiste questa opportunità”.

Perché servono gli sponsor?  

“Non può fare tutto lo Stato. La sponsorizzazione favorirebbe viaggi più sicuri. In Europa manca anche una vera politica per favorire i ricongiungimenti familiari. E invece oggi nei paesi europei i ricongiungimenti sono molto restrittivi e limitati al coniuge e ai figli minorenni. In certe culture soprattutto mediorientali la famiglia è molto più ampia. Non c’è motivo di impedire il ricongiungimento a chi per esempio ha un cugino in Germania. Molti profughi hanno già in Europa parenti in grado di accoglierli”.

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