Archivio della categoria: Rassegna Stampa

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Rai Storia. Passato e presente, la Chiesa di Giovanni Paolo II, con Marco Impagliazzo

Puntata del 16/05/2018

E’ stato uno dei pontificati che hanno rivoluzionato la Chiesa, cambiato i tradizionali rapporti tra le religioni e abbattuto i muri del comunismo. E’ quello di Giovanni Paolo II, protagonista di questa puntata di “Passato e presente”. Ospite di Paolo Mieli, il professor Marco Impagliazzo. Primo papa straniero dopo più di quattrocento anni, e il primo in assoluto proveniente dall’Europa dell’est, Giovanni Paolo II ha viaggiato più di tutti i suoi predecessori messi insieme, ha saputo creare un rapporto speciale con i giovani, grazie soprattutto alle Giornate Mondiali a loro dedicate, e con gli ebrei, considerati i fratelli maggiori dei cristiani. Ma Wojtyla durante il suo pontificato ha dovuto affrontare anche alcuni clamorosi scandali. Primo fra tutti quello dei preti pedofili; e poi il caso dello Ior, la banca Vaticana, coinvolta nel crack del Banco Ambrosiano; le accuse di eccessivo dirigismo e la prelatura personale nei confronti dell’Opus Dei, che hanno messo a rischio l’unità della Chiesa. Luci e ombre di un pontificato di ventisette anni, che ha cambiato per sempre la storia della Chiesa Cattolica.

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Etiopia-Italia, sola andata. Un réportage sui corridoi umanitari dal Corno d’Africa su Tv2000

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“Noi di Sant’Egidio non abbiamo cambiato idea. Con le armi non ci sarà mai pace”. Intervista a Marco Impagliazzo

Da La Repubblica del 17 aprile 2018

di Paolo Rodari

“L’uso delle armi è sempre irargionevole. Quando 50 anni fa nacque Sant’Egidio lo slogan era “mettere fiori nei cannoni”. Poi c’è chi ha iniziato a sostenere la liceità in alcuni casi dell’uso delle armi, fino a oggi in cui vi è chi dice addirittura che per arrivare alla pace servono tante armi. Per noi erano e restano discorsi senza senso, il nostro è un “no” alle armi senza se e senza ma”. Marco Impagliazzo, storico, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha guidato sabato una delegazione in pellegrinaggio alle Fosse Ardeatine. Un ritiro compiuto mentre soffiano nuovi venti di guerra in Siria.

Chi ha attaccato Assad dice che il dittatore ha utilizzato armi chimiche. Cosa ne pensa?

“E’ irragionevole sia l’idea dei raid USA, sia ciò che sta compiendo Assad. Siamo davanti a una situazione opaca nella quale è difficile discernere chi ha ragione e chi ha torto. Ma l’uso delle armi mette tutti dalla parte del torto. Sabato siamo andati in ritiro in un luogo dove i frutti amari della guerra sono evidenti e visibili”.

Francesco all’Angelus si è appellato a tutti i responsabili politici perché facciano prevalere giustizia e pace.

“Insieme a lui siamo contro la cultura della morte. Francesco segnala l’irragionevolezza della corsa agli armamenti, una follia per il mondo. E insieme condanna l’escalation dell’uso delle armi indicando nel negoziato l’unica via d’uscita”.

Un anno dopo lo scoppio della guerra in Siria aveva lanciato la campagna “Save Aleppo”. Cosa ne è stato?

“Volevamo provare a salvare il Paese iniziando dal salvare la città simbolo del dialogo e della cultura. Il nostro appello andò disatteso. Così ci impegnammo a salvare i profughi senza status di rifugiato nei campi in Libano. Attraverso i corridoi umanitari ne abbiamo strappati molti ai trafficanti di esseri umani”.

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Guerra (non solo) in Siria e Pacem in Terris. Noi, artigiani disarmati

Nell’Esortazione apostolica Gaudete et exsultate un paragrafo è dedicato, tra gli altri destinatari delle Beatitudini, agli «operatori di pace». Questa beatitudine, ha scritto il Papa, «ci fa pensare alle numerose situazioni di guerra che si ripetono» (87). E ha concluso: «Si tratta di essere artigiani della pace, perché costruire la pace è un’arte che richiede serenità, creatività, sensibilità e destrezza. Seminare pace intorno a noi, questo è santità». Certo non sembra, questa stagione di «guerra mondiale a pezzi» in cui le logiche e mezzi di morte continuano a trionfare dalla Siria al cuore dell’Africa, un tempo in cui tale santità sia molto praticata. E però, proprio per questo, a maggior ragione, i nostri sono giorni in cui una strada del genere va percorsa con più tenacia e convinzione.

È vero, gli anni del disordine globale, del «mondo senza centro» non sono facili. Viviamo una di quelle rapide della storia di cui scriveva Pavel Florenskij, sacerdote e pensatore russo ortodosso, inghiottito dal gulag: «Siamo nati in una rapida della storia, in un punto di svolta dell’andamento degli avvenimenti storici».

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Buoni maestri proprio ora. Contro chi indottrina all’odio

da Avvenire del 28 marzo 2018

di Marco Impagliazzo

La notizia dell’arresto a Foggia di Abdel Rahman è di particolare gravità. Questo 59enne egiziano, con cittadinanza italiana, predicava odio e fanatismo religioso, indottrinando bambini sul “martirio” e sulla necessità di praticare la violenza anche in forme molto cruente contro i “miscredenti”. Nonostante la sconfitta militare e politica di Isis/Daesh in Medio Oriente, la sua perversa e rozza ideologia jihadista può ancora fare molto male, come si è visto recentemente a Carcassonne o nel barbaro omicidio antisemita di Mireille Knoll, anziana scampata alla Shoah. Essa continua a far presa su una generazione di giovani e giovanissimi europei di seconda o terza generazione dall’identità incerta, fragili e spavaldi al tempo stesso.

Rassicura certamente il buon funzionamento nel nostro Paese dei sistemi di prevenzione, di controllo e di vigilanza sul territorio, che anche in questa occasione sono intervenuti con tempestività. Di fronte alla sicurezza dei cittadini non bisogna mai abbassare la guardia. Tuttavia non basta. Significativamente il nome in codice dato all’operazione è “bad teacher”, cioè “cattivo maestro” e il pubblico ministero che l’ha coordinata ha detto: «Forse dietro a ogni kamikaze c’è un cattivo maestro».

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Impagliazzo: merito di San Giovanni Paolo II aver messo all’attenzione del mondo la questione dei martiri per Fede

La comunità di s. Egidio ha organizzato, come ogni anno alla vigilia di Pasqua, una veglia di preghiera ecumenica dedicata ai cristiani perseguitati e ai martiri della fede contemporanei. Al microfono di Rita Salerno, Marco Impagliazzo presidente della Comunità di s. Egidio approfondisce il tema dei testimoni del Vangelo.

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Papa a Sant’Egidio: Impagliazzo (presidente), “con Lei vogliamo sognare una Chiesa popolo di tutti”

“Con Lei vogliamo non tanto guardare agli anni trascorsi, ma il futuro di una Comunità in uscita verso le periferie della città e del mondo. La città è stata sempre il nostro orizzonte, fin dai primi passi. Soprattutto la città nascosta e sconosciuta, quella delle povertà e dell’esclusione”. Lo ha detto il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, nel suo saluto al Papa, che si è recato ieri a Trastevere nel 50° anniversario dalla fondazione. “I primi bambini della scuola della pace Andrea Riccardi e i suoi amici li incontrarono sul greto del Tevere, in baracche nascoste dai cartelli pubblicitari collocati in certe zone di Roma durante l’Olimpiade del 1960 – ha ricordato –. Dov’era la Chiesa tra quelle persone? Dov’era Dio in quei luoghi? Per questo, insieme alla scuola della pace, iniziammo ad aprire il Vangelo per rendere presente Gesù tra quella gente abbandonata”. Il presidente ha sottolineato come “dalla comunicazione del Vangelo sia nato il frutto che Lei vede oggi”.

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Impagliazzo: il Papa ci chiede di andare verso tutti, senza esclusioni

di Alessandro Gisotti, Vatican News

Intervista a Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, sulla visita del Papa nel 50.mo di fondazione della Comunità.

La pace e i migranti, i poveri e la Parola di Dio. Sono tanti i punti toccati da Papa Francesco nel suo discorso per il 50.mo di fondazione della Comunità di Sant’Egidio. Per un primo bilancio sulla visita del Papa e le sfide lanciate alla Comunità fondata da Andrea Riccardi, abbiamo raccolto il commento di Marco Impagliazzo, presidente di Sant’Egidio:

R. – Un bilancio di grande gioia e di grande visione sul futuro perché il Papa ci ha chiesto di spendere il talento che abbiamo ricevuto con audacia. E l’audacia mi sembra la parola chiave di questo 50.mo, che non è soltanto quella degli inizi, appunto, ma è l’audacia di andare avanti con la gioia del Vangelo e di andare verso tutti, cioè non escludere nessuno da questa gioia, arrivare in tutte le periferie delle città e del mondo.

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Sant’Egidio: cinquant’anni di impegno per la pace. Intervista a Marco Impagliazzo

da Confronti del 2 marzo 2018

di Claudio Paravati

Come spiega in questa intervista a Confronti il presidente della Comunità di Sant’Egidio, è stata l’audacia che proviene dal Vangelo a spingere un piccolo gruppo di giovani cattolici a riunirsi – proprio mezzo secolo fa – nella convinzione che tutti possano fare qualcosa e dare il proprio contributo alla pace.

 Quali sono secondo lei i punti di forza e quelli di debolezza di Sant’Egidio, a cinquant’anni dalla fondazione?

Il punto di forza è aver sempre avuto come fondamento il Vangelo e quell’audacia che da esso proviene. Ci ricorda che tutto è possibile a chi ha sete, che tutto può cambiare, non ci sono situazioni così bloccate che non possono essere superate. Penso soprattutto alle guerre: tutti i conflitti possono trovare una fine e una conciliazione verso la pace. Non bisogna rinunciare mai, occorre crescere ancora di più nella consapevolezza che c’è un’energia di pace e di bene che scaturisce dalle comunità cristiane e che deve essere messa a frutto nella società.

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Raccontare le migrazioni, a Cagliari incontro Ucsi con il presidente della Comunità di Sant’Egidio

da Unione Cattolica della Stampa Italiana del 26/02/2018

di Alessandro Porcheddu

Diciotto associazioni cattoliche impegnate da decenni nell’ambito delle migrazioni hanno sottoscritto e proposto ai candidati al Parlamento una nuova agenda sulle migrazioni in Italia. Tra le varie organizzazioni cristiane firmatarie la proposta c’è anche la Comunità di Sant’Egidio, che da oltre cinquant’anni a Roma, tra le stradine di Trastevere, si occupa dei poveri, della pace, del dialogo interreligioso ed ecumenico. Fondata nel febbraio del 1968 da Andrea Riccardi, a Sant’Egidio con il tempo la passione spirituale è diventata passione civile e sociale.

Dal 2006 il presidente della Comunità di Sant’Egidio è Marco Impagliazzo, professore ordinario di storia contemporanea, che nei giorni scorsi è intervenuto nell’aula Magna della Facoltà Teologica di Cagliari sul tema proposto dall’ultimo numero di Desk, rivista dei giornalisti cattolici, “Raccontare le #MIGRAZIONI”.

Professor Impagliazzo cos’è l’agenda delle migrazioni in Italia che sottoponete ai candidati al Parlamento?

E’ una serie di proposte per regolamentare il fenomeno migratorio che al momento ha poche regole. Si potrebbero fare delle piccole cose che solleverebbero la vita di chi già è migrato e di chi ha bisogno di migrare, per esempio i corridoi legali. Al momento non è prevista una via legale, perché per arrivare nel nostro paese le quote sono ridotte al minimo: non stupiamoci allora se in preda alla disperazione i migranti finiscono preda dei trafficanti, bisogna combattere i trafficanti ma dare anche la possibilità a chi ha bisogno di poter migrare in sicurezza. Non dimentichiamoci che anche noi ne abbiamo bisogno.

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