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23/10/2014, h. 17.30 IL FUTURO OLTRE LE CRISI. RELIGIONI E CULTURE IN DIALOGO

L’Istituto Giancarlo Conestabile della Staffa e Luigi Piastrelli riprende le sue attività pubbliche con il ciclo di conferenze “Verso le periferie”, che avrà inizio giovedì 23 ottobre alle ore 17,30 presso l’Oratorio della SS. Annunziata in piazza Mariotti a Perugia con la conferenza “Il futuro oltre le crisi. Religioni e culture in dialogo” del prof. Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, professore ordinario di Storia contemporanea nell’Università per Stranieri di Perugia,  di cui è Presidente del Consiglio di amministrazione.

L’incontro, che sarà preceduto da una breve presentazione dell’Istituto e del programma di attività, sarà dedicato alla lettura delle situazioni di crisi internazionali e alle iniziative e prospettive di dialogo che – al di là delle difficoltà e delle guerre- interpellano le religioni e le culture dei nostri tempi.

Ingresso libero e gradito

Per informazioni: info@conestabile.org http://www.conestabile.org

con il sostegno di  Banca di Mantignana e CESVOL Perugia

Per ulteriori informazioni:
http://www.conestabile.org/joomla/index.php/istituto/3-newsflash/166-il-futuro-oltre-le-crisi

Invasione di speranza. La memoria, la preghiera, lo ieri e l’oggi

Avvenire, 8 giugno 2014

L’evento che si celebra oggi in Vaticano, «l’invocazione per la pace» alla quale papa Francesco ha invitato i presidenti Shimon Peres e Mahmud Abbas (Abu Mazen), fa seguito all’anniversario di uno dei più significativi momenti di svolta della seconda guerra mondiale, lo “sbarco in Normandia”. E, al di là delle coincidenze, c’è di che riflettere. Sulla spiaggia di “Sword”, uno dei cinque punti dello sbarco alleato contro la Festung (fortezza) Europa hitleriana, capi di stato e di governo hanno ricordato una battaglia aspra e sanguinosa, che accelerò il crollo della Germania nazista e aprì la strada alla fine della guerra mondiale.

Sembra che l’incontro di Putin con i suoi omologhi occidentali, come pure con il neo presidente ucraino Poroshenko, possa preludere all’apertura di strade di pace in quell’Ucraina orientale in cui sono ancora in corso combattimenti. Questa luce di speranza sulla vicenda ucraina si è accesa nel giorno della memoria di una guerra che ha travolto l’Europa e il mondo più di settant’anni fa. La memoria storica tocca, coinvolge, cambia. Certamente può riaccendere qualcosa di sopito, avvelenare le relazioni tra gli uomini e i popoli. Ma può anche far rientrare in se stessi, ricordare il dolore della guerra, permettere incontri e collaborazioni prima impensabili. La memoria concorde di oggi suscita nuove speranze di pace, non può essere esaltazione bellicistica.

L’Europa, che nemmeno due anni fa ha giustamente ricevuto il Nobel per la pace, sa da dove viene la pace di cui tutti oggi godiamo. Dalla scelta forte (mai rimessa in discussione) di non dimenticare più l’orrore della guerra mondiale, lo scenario di contrapposizione in cui si sono dilaniati popoli ora fratelli, il razzismo istituzionalizzato che ha annientato, con la Shoah, il popolo ebraico, parte integrante del tessuto continentale. La nostra Europa pacifica nasce dalla memoria. Una memoria che si fa richiamo a vigilare sulle purtroppo ancora ricorrenti manifestazioni di disprezzo e di razzismo, e sostenere le energie d’inclusione e di solidarietà che esprimono il me – glio dei nostri Paesi.

La memoria è promessa cosciente, è impegno e speranza per il presente e per il futuro. Di qui il legame con l’iniziativa voluta dal Papa. Un incontro nel nome di Dio. Perché il nome di Dio è la pace: per tutte le religioni abramitiche. Un incontro di preghiera, laddove tante iniziative politiche hanno fallito. Tanto Peres quanto Abbas saranno chiamati a una memoria (non rabbiosa, non vendicativa) del dolore e dei lutti seminati da decenni di conflitto arabo-israeliano in quella terra, resa santa dal passaggio di profeti venerati dalle religioni monoteistiche. La preghiera di oggi si nutrirà di memoria, ma non sarà incatenata da essa. Il sangue versato, i tanti caduti per una strada senza uscita suggeriranno, infatti, l’unica exitstrategy p ossibile: l’accordo e finalmente la pace.

Il Medio Oriente ha bisogno di cambiamento, come ha ripetuto il Papa nel suo recente pellegrinaggio. Francesco ha invitato tutti gli attori della regione a guardare avanti. Uno sguardo sostenuto dalla fede. Dalla memoria del sacrificio di troppe generazioni sorge l’impegno a dire “Mai più!”. Dalla consapevolezza che «chi dimentica il passato è condannato a riviverlo», come ricordava Primo Levi, nasce la volontà di cambiare scelte e percorsi.

L’iniziativa papale si fa “levatrice” di un tempo nuovo, di responsabilità, di un’umanità che rinasce dalla memoria e dalla preghiera. «La preghiera può tutto », ha twittato il Papa. Che la giornata di oggi sia il tempo di un nuovo sbarco, non più armato, ma pacifico, nei territori dell’intesa e della riconciliazione. Ci auguriamo sia un nuovo D-Day, un giorno che chi verrà dopo di noi possa celebrare come l’inizio del crollo della fortezza della contrapposizione e dell’odio in quelle terre così care alle religioni abramitiche.

Fiaccolata di solidarietà al Colosseo per i cristiani perseguitati nel mondo

Radio Vaticana, 15 maggio 2014

Intervista a Marco Impagliazzo di Gabriella Ceraso

Esprimere solidarietà ai cristiani che rischiano la vita o la perdono per professare la propria religione in Africa, Medioriente e in Asia . Per questo stasera la Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Ebraica di Roma, con il sostegno del sindaco capitolino, organizzano una fiaccolata al Colosseo con voci e testimonianze. Intanto nuovi drammi frutto dell’estremismo e dell’odio si consumano in Sudan e in Nigeria.

Sarà impiccata per apostasia, cioè per aver sposato un cittadino cristiano ed essersi convertita alla fede del marito in flagrante violazione della Sharìa, la legge islamica. Succede oggi in Sudan a Mariam Yehya Ibrahim, 27 anni, incinta di otto mesi. Per evitare la pena capitale avrebbe dovuto tornare all’islam ma non lo ha fatto. Un problema di molte aree del mondo, ricorda Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio:

“Purtroppo, i luoghi dove non è riconosciuto questo tipo di libertà religiosa e nemmeno il diritto, appunto, alla conversione, sono tanti. Naturalmente, noi ci rivolgiamo ai nostri fratelli musulmani e chiediamo loro, alla parte più illuminata, che è la stragrande maggioranza, di lavorare sempre assieme a noi perché a tutti sia garantito questo fondamentale diritto per il quale la Chiesa si è molto spesa”.

Forzature e violenze, come quella imposta a molte delle studentesse nigeriane rapite nei giorni scorsi dagli estremisti Boko Haram e costrette a convertirsi. Per loro e i tanti cristiani perseguitati – l’ultimo dato sembrerebbe avvicinarsi ai 100 mila nel mondo – la fiaccolata di questa sera: insieme ebrei, cristiani e musulmani:

“Il primo motivo è quello di fare arrivare la voce della società civile, la voce dei credenti a tante persone perché non si sentano abbandonate. Da quando Giovanni Paolo II ha aperto quello che si è chiamato lo spirito di Assisi, le religioni si sono sentite chiamate a tirare fuori quel messaggio di pace che è al cuore della loro fede. Noi vorremmo creare un’unità tra le religioni contro il terrorismo che si ammanta di un discorso religioso, e vorremmo che finalmente anche nell’opinione pubblica fosse separata la violenza dalla religione”.

Nella Evangelii Gaudium il Papa ci ricorda che c’è una mentalità che vuole costringere la fede ad un fatto privato: quando si cerca di manifestarla, cominciano i problemi, le discriminazioni, le persecuzioni. Ecco, un pensiero su quanto anche il Papa finora ha detto, quanto ci sta illuminando, quanto ci sta accompagnando su questo tema …

“Il fatto più significativo, tra i tanti che potrei citare: il Papa si recherà in Terra Santa tra pochi giorni, accompagnato da un imam e un rabbino. Quindi, il fatto che il Papa scelga di fare un pellegrinaggio nella terra delle tre religioni, accompagnato da un imam e da un rabbino, mi sembra il maggiore segno, il segno più visibile di questa volontà di dialogo e di collaborazione per la pace nel mondo”.

Le testimonianza saranno forti: di un cristiano siriano scampato alla guerra, di una donna eritrea cristiana che si dà da fare per aiutare i musulmani profughi del deserto del Sinai, e i tanti che non hanno voce come il gesuita padre Paolo Dall’Oglio rapito in Siria quasi un anno fa e del quale non si hanno più notizie:

“Vogliamo compiere, come durante tutto l’anno in cui preghiamo per loro, un ulteriore gesto di vicinanza sperando che loro possano sentirlo e possano avere notizia di questo nostro atto di solidarietà”.