Archivio tag: Giovani

«Vince la solitudine nel mondo d’oggi»

Toscana Oggi, 21 gennaio 2016

Fondazione Donati. Al via il decimo corso di cultura politica e dottrina sociale cristiana

Il professor Marco Impagliazzo, docente presso l’Università per Stranieri di Perugia e Presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha aperto il decimo corso di cultura politica e dottrina sociale cristiana, organizzato dalla Fondazione Donati per l’anno 2016. Il tema affrontato è stato: «Globalizzazione e gratuità».
Impagliazzo ha incentrato il suo intervento sulla gratuità e su un tipo di economia più vicina al perseguimento del bene comune. Nella nostra società, insieme alla mancanza di beni di prima necessità si accompagna la solitudine, «nelle periferie delle città europee, cresce l’erba amara della solitudine», ha detto il relatore e per questo la società si sgretola, in quanto il mondo non può essere governato solo dall’economia, dalla finanza e dal mercato, ma nel contesto del nostro mondo deve trovare spazio anche la gratuità, dove i valori della solidarietà sono all’apice. La società non deve solo agire tecnicamente, ma ci vuole un’etica che verte all’azione verso il bene comune e l’attenzione al più debole. Nella società odierna la logica del dono sembra essere sparita, invece lo sviluppo della società non può prescindere dalla gratuità e dal dono, e qui la politica è chiamata in causa in quanto, mentre l’economia ha il compito di produrre ricchezza, la politica ha quello di distribuire questa ricchezza. Il non prevedere più la cultura del dono, è la conseguenza di aver cancellato la cultura umanistica, quella cultura che mette al centro l’uomo, come è stato affermato nel recente convegno ecclesiale nazionale di Firenze del novembre scorso che aveva per titolo: «Con Gesù Cristo verso un nuovo umanesimo». L’uomo di oggi è assalito dalla paura di perdere il lavoro e il futuro, che sembra essere sempre più privo di garanzie; questa paura rende l’uomo di oggi debole, nonostante si viva in mondo super tecnologico e scientifico.
Il Presidente della Comunità di Sant’Egidio ha toccato anche spinosi temi come la corruzione dilagante che c’è in Africa, dove, proprio per questo non c’è possibilità di sviluppo; oppure la dittatura del materialismo che c’è in Asia, dove si lavora tutti i giorni, non è prevista la domenica e lo sfruttamento dell’uomo è al massimo grado. Anche la crisi della famiglia fa le sue vittime. E qui Impagliazzo ha citato le numerose situazioni di disagio che si vengono a creare con le divisioni familiari, situazioni ín cui spesso le vittime sono più gli uomini che le donne.
Gratuità, nella nostra società globalizzata, vuol dire recuperare quella dimensione umanistica di cui oggi c’è molto bisogno per ritrovare quella felicità che non è possibile avere senza generosità.
Il professor Stefano Maggi del Dipartimento di Scienze Politiche ed Internazionali ha fatto gli onori di casa; il prossimo incontro del corso si terrà giovedì 21 gennaio ed avrà per tema: «La globalizzazione e i suoi effetti: aspetti economici e implicazioni sociali», relatore sarà il professor Simone Borghesi dell’Università di Siena.

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Intervista a Marco Impagliazzo: “Tenere questi giovani ai margini significa fare il gioco dei terroristi”

La Stampa, 4 gennaio 2016

Sullo ius soli si annuncia battaglia in Senato. Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, considera «miope» opporsi alla riforma .
«Credo che la soluzione trovata alla Camera sia non ottimale ma positiva in questo momento storico. E credo che discutere troppo a lungo avrebbe come unico effetto la perdita di un’occasione importante di fare di questi ragazzi dei cittadini italiani a pieno titolo».
È l’effetto Bataclan: la strage di Parigi ha creato molti timori e una parte del mondo politico ha deciso di farsene interprete. 
«In Italia abbiamo tutte le energie culturali e storiche per favorire l’integrazione. Non è un pericolo accogliere grazie allo ius soli, lo è tenerli ai margini: significa fare il gioco dei terroristi. È nelle fasce più marginalizzate degli stranieri che il terrorismo cresce e si alimenta, non nelle fasce integrate nella società».
L’Italia non ci guadagna nulla, offrire la cittadinanza a chi nasce e a chi studia porta solo nuovi pericoli, sostengono i contrari allo ius soli. 
«L’accoglienza fa parte dei valori di umanità e solidarietà su cui si basa la cultura italiana. Approvare la nuova legge è un banco di prova per la tenuta di questi valori e di un modo per favorire un’integrazione che è già in corso. Si tratta solo di completare il percorso di crescita di queste persone sulla base dei nostri valori».
E dal punto di vista economico? 
«È l’altro, enorme vantaggio per l’Italia. Abbiamo grande bisogno di giovani, di forze nuove. Lo dice la demografia che nel nostro Paese è in preoccupante calo. È miope non vedere la grande carica di energia positiva rappresentata dagli stranieri per la nostra economia».
La solidarietà e l’accoglienza fanno parte dei valori italiani ma anche del mondo cattolico. Eppure anche fra i cattolici non mancano le divisioni su questo tema.
«Chiunque si opponga a questo processo non fa i conti con la storia e ha perso il contatto con la realtà. Veniamo da un passato fatto di emigrazione e di integrazione: il nostro dovere è integrarle, non respingerle».

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I giovani si strappano alle «maras» dando risposte e offrendo modelli

Avvenire, 26 ottobre 2013

Le cronache riportano, di tanto in tanto, la notizia dell’esistenza a Milano e in altri luoghi di bande di giovani, di origine latinoamericana, che partecipano alle cosidette maras, tristemente famose in Salvador e in altri Paesi del Centroamerica. Le maras sono bande nate tra gli immigrati latinos negli Stati Uniti. Giovani impauriti ed emarginati, figli della guerra civile nel caso del Salvador, che vivono la fascinazione della società ‘affluente’ nordamericana e che, non potendo replicarne gli stili di vita, finiscono per imitarne gli aspetti più estremi, tra cui la violenza e il mito del denaro.

Dagli Stati Uniti il fenomeno si è diffuso nei contesti centro e sudamericani. Le gang hanno iniziato ad affiliare gli adolescenti, a dedicarsi ad attività criminali, a proporre una cultura della vida loca, come titola uno dei più conosciuti film dedicati alle maras . Chi lavora per rispondere alle tante emergenze educative del nostro mondo, chi ha a cuore il futuro delle giovani generazioni, ha ben presente il pericolo di un modello culturale così tragico e violento. È triste vedere come tanti giovani s’indirizzino non verso un associazionismo sano, solidale, desideroso di cambiare in meglio la società, bensì verso una rete di sopraffazione, di degrado, di morte. Ho personalmente conosciuto William Quijano, della Comunità di Sant’Egidio di Apopa in Salvador, ucciso il 28 settembre 2009 in circostanze misteriose, probabilmente per mano di una delle maras che imperversano in quel Paese centroamericano. Quelle stesse maras cui lui cercava, con il suo lavoro civile – era promodor sportivo per il comune di Apopa – e con il suo impegno cristiano – tramite la Scuola della Pace di Sant’Egidio – di strappare i più giovani. È sempre più evidente ormai la fragilità dei giovani urbanizzati, che è carenza di modelli di riferimento buoni, povertà culturale, vuoto di valori, alla fine facilità a essere fagocitati da modelli violenti.

L’espansione delle maras tra i giovani immigrati latinoamericani in Italia è allora un segnale da non sottovalutare, che ci avverte dello spaesamento di tanti giovani e dello sfilacciamento del nostro tessuto di convivenza. Non è solo un problema che riguarda gli immigrati. È la questione dei nostri giovani, delle nostre periferie. C’è tutta una fascia d’età che cerca confusamente modelli e non li trova, se non quelli violenti o volgari del capobanda. C’è tutto un mondo minorile che ha a casa più televisioni che libri. Questo incide, e pesantemente, sulla strada che quei giovani, prenderanno nel futuro. La responsabilità di tutti noi – istituzioni, società, scuola, famiglie – è grande. Sta a noi prendere sul serio le giovani generazioni, fornire esempi, prestare ascolto, suggerire parole e percorsi.

C’è bisogno di un grande investimento culturale, che aiuti a recuperare la centralità di idee e di valori in un mondo che è senza centro, che è tutto ‘periferico’, e dove si può essere tentati di recuperare una propria centralità, una propria visibilità, con la violenza, con la contrapposizione, con la fuga. Dobbiamo impedire che le nostre periferie vadano alla deriva. Spesso oggi sono deserti d’individui. L’integrazione va promossa con più forza e più intelligenza: riguarda gli stranieri e gli italiani. Insieme. Da soli siamo tutti più deboli. E ciò è vero soprattutto per i più giovani. Per coloro i quali sentono più acuta la domanda di senso, e più forte, di conseguenza, il vuoto di risposte. I giovani hanno voglia di legami a tutto campo, di riferimenti, che siano forti e saldi. C’è da far crescere il senso di un legame reciproco, di un legame con la gente, con le altre generazioni – in particolare con gli anziani – con le tante articolazioni della società. C’è da ritessere un tessuto umano che è stato poco coltivato. Perché è sicuro: da soli non ci si salva, e non si vince quasi mai; insieme ci si salva, e si vince sempre.

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